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DAL GIAPPONE ALL’EUROPA - Passando per Iraq e Medio Oriente, una delle tante opere dei "liberatori"...
Il 6 agosto 1945, alle 8,15, l'Aeronautica militare USA colpì la città giapponese di Hiroshima con la bomba atomica "Little Boy", sganciata dal bombardiere B-29 "Enola Gay". Tre giorni dopo, il 9 agosto, seguì la replica, dalle già appurate e scontate gravi conseguenze, con il lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette, quasi esclusivamente civili, fu solo stimato in circa 200.000, in quanto la gravità delle devastazioni causate dagli ordigni fu tale da rendere impossibile un censimento capillare dei decessi, senza contare i danni indiretti causati dalle radiazioni, la cui "eredità" sulle nascite è giunta fino ai nostri giorni. Circa il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero del Sol Levante, prevale, per gli americani, la tesi secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero serviti ad accorciare il processo di resa del governo militare giapponese e quindi la seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando vite umane nei combattimenti di terra e d'aria per la prevista invasione del territorio giapponese. Verosimilmente si sostiene, piuttosto, che la vittoria sul fronte del Giappone, ormai prossimo alla resa, fosse solo un mero pretesto per effettuare, quale occasione irripetibile, dei test con le due tipologie di bomba prodotte e, contemporaneamente, una dimostrazione di potenza nei confronti di quello che si profilava come il nuovo potenziale nemico, ovvero l'URSS che si accingeva a invadere l'arcipelago nipponico proprio in quei giorni. Pur essendo considerati i due attacchi atomici sul Giappone gli episodi bellici più atroci e significativi dell'intera storia dell'umanità, per l'utilizzo di un'arma di distruzione di massa, per i danni diretti e indiretti, protrattisi per diverse generazioni, i responsabili di tali atti efferati, con il Presidente americano Harry S. Truman in testa, non sono mai stati processati per crimini di guerra, oltretutto perpetrati nei confronti di una nazione oramai in ginocchio e vicina alla resa «Il mondo sappia che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare. Abbiamo vinto la gara per la scoperta dell'atomica contro i tedeschi. L'abbiamo usata per abbreviare l'agonia della guerra, per risparmiare la vita di migliaia e migliaia di giovani americani, e continueremo a usarla sino alla completa distruzione del potenziale bellico giapponese (H.S. Truman)». A partire dal Presidente Thomas Woodrow Wilson in poi, già prima della Grande Guerra 1914-‘18, il progetto di espansione economica degli USA non disdegna a promuovere guerre di “liberazione”, insieme ai suoi complici, per esportare “democrazia” e “libero mercato”, contro “regimi totalitari” responsabili di presunti genocidi o possessori di armi di distruzione di massa, vedi recenti casi in Serbia, Iraq, Iran, Libia, Siria e Ucraina (per non parlare delle distruzioni in tutta Europa nel 1943-’45, delle guerre in Corea e in Vietnam, dei colpi di stato appoggiati e finanziati nell’America centro-meridionale, in Iraq e in Congo). Dove non intervengono direttamente le stelle e strisce, ci pensano i loro alleati, come sta avvenendo ora in Palestina ad opera dei “fratelli maggiori” israeliani, con città rase al suolo e migliaia di vittime civili. Anche i raid aerei annunciati adesso sull’Iraq (dopo 11 anni di instabilità e lotte tribali causate proprio dall’intervento anglo-americano per rovesciare Saddam Ussein), al fine di tamponare l’avanzata dei jihadisti del Califfato Islamico dell'Isis, hanno un pretesto umanitario, bensì è chiaro che l’industria degli armamenti e il suo indotto rendono molto più di aiuti caritatevoli in viveri, medicinali e strutture sanitarie verso popoli che aspirano alla propria indipendenza e prosperità, ma soprattutto che i tribunali di guerra e la ricostruzione spettano ai vincitori... Nell’epoca del liberismo e della globalizzazione tutto deve avere il benestare, essere controllato e regolato da quei pochi burattinai che detengono il potere economico e finanziario mondiale, di cui anche ogni presidente americano della nazione “Gendarme del Mondo” è strumento colluso e consapevole.
8 agosto 2014 (Roberto Bevilacqua)

PALESTINA - Questione e massacro senza fine
Non si ferma più la spirale di odio e di violenze in quella che dovrebbe essere la “Terra Santa”: l'aviazione israeliana ha reagito con centinaia di incursioni nella Striscia di Gaza al lancio di razzi dai territori occupati verso il sud di Israele. Dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei del 12 giugno scorso e il ritrovamento dei cadaveri un paio di settimane dopo, la tensione è continuata a salire rapidamente, culminando nell’uccisione di un diciassettenne palestinese, rapito e arso vivo a Gerusalemme, cui sono seguiti scontri nella medesima città. Il bilancio della “Operazione confine protettivo” è ormai di oltre 160 palestinesi uccisi, circa un migliaio di feriti e un numero imprecisato di abitazioni distrutte negli ultimi sei giorni di almeno 800 raid aerei israeliani nella Striscia, secondo fonti del locale ministero della Salute. E’ da notare che il bombardamento di abitazioni costituisce una violazione delle Convenzioni di Ginevra, circostanza supportata dal fatto che almeno 30 delle vittime fossero civili, per lo più donne, anziani e bambini. Le zone più colpite dai missili nei raid israeliani sono state il campo profughi di Al-Maghazi e i due rioni di Gaza, Sajaya e Zaitun. Tutti le famiglie residenti nella striscia vivono nell’incubo di poter morire in ogni momento. "E' un genocidio, l'uccisione di intere famiglie è un genocidio da parte di Israele contro il popolo palestinese", ha detto il leader dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), da Ramallah in Cisgiordania, "è in corso una guerra contro l'intero popolo palestinese e non contro Hamas e le fazioni armate. Sappiamo che Israele non sta difendendo se stesso, ma i suoi insediamenti, il suo progetto - ha aggiunto - ci stiamo muovendo in diverse direzioni per fermare l'aggressione israeliana e lo spargimento di sangue dei palestinesi, siamo in contatto con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, e con il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon". Ma il presidente israeliano, Shimon Peres, lancia un ultimatum: "Li abbiamo avvisati. Gli abbiamo chiesto di fermarsi, abbiamo atteso un giorno, due, tre e loro hanno continuato. Ed hanno sparso il loro fuoco su molte aeree di Israele. Se Hamas non ferma il lancio dei razzi, a breve potrebbe cominciare l'offensiva di terra". Anche secondo il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, “L'offensiva "proseguirà fino a quando gli spari verso le nostre città non cesseranno del tutto e la calma ritornerà". Intanto i razzi, partiti ormai a migliaia dalla Striscia, sono indirizzati sull'area metropolitana e sull'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, ma anche su Ashdod, Ashkelon e la zona centrale di Israele a oltre 150 km di distanza, al punto che Hamas ha avvertito le compagnie aeree di fermare i voli su Tel Aviv, anche se la maggior parte di tali ordigni vengono intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. Negli ospedali di Gaza, intanto, manca tutto: dagli strumenti chirurgici alle cose più essenziali come garze, bende, disinfettanti, qualsiasi cosa; un problema già critico che ora si è aggravato. La Striscia di Gaza, similmente ad altre zone dei territori autonomamente amministrate dall’Autorità Nazionale Palestinese, è un'area completamente chiusa, non entra e non esce niente e nessuno (almeno ufficialmente): quindi scarseggiano i rifornimenti di carburanti e l’elettricità manca spesso come l’acqua, situazione acuita dalla distruzione delle infrastrutture. Il valico di Rafah è stato riaperto dagli egiziani ma solo per i feriti e sussistono problemi logistici per gli accompagnatori, quando invece dovrebbe esserlo per tutti: non si può vivere chiusi dentro confini invalicabili.
Il problema ha numerosi risvolti e non è limitato alla sola Striscia di Gaza, ma esteso a tutta la Regione: a partire dall’epoca dei califfati, conclusasi con il ritiro dell’Impero Ottomano e l’instaurazione del Protettorato Britannico nel 1917, passando per l’occupazione da parte dello Stato di Israele nel 1948, estesasi con la guerra dei sei giorni nel 1967 alle alture del Golan, alla Cisgiordania e al Sinai, la Palestina non ha mai avuto un proprio Stato. Eppure, secondo dati riportati anche al museo della Shoah, nel 1941 gli ebrei in Israele erano solo 400.000, contro i circa 6 milioni attuali, mentre i palestinesi contavano non meno di 3 milioni. Proprio la politica della colonizzazione e degli insediamenti ebraici in territori a prevalente radicamento musulmano, paradossalmente incentivatisi dopo gli Accordi di Oslo del 1993, ha esasperato gli animi e scavato il fossato dell’odio fra popoli che fino alla metà del secolo scorso erano riusciti, bene o male, a convivere sostanzialmente in pace. Ora le tensioni coinvolgono anche le minoritarie comunità cattoliche e ortodosse, da sempre presenti in Terra Santa. Solo per fare un macroscopico esempio, da qualche anno è in costruzione un muro alto fino a 8 metri e lungo già circa 500 degli 800 km previsti, avente lo scopo di circondare completamente la Cisgiordania, per separarla dalle zone ad integrale amministrazione israeliana e proteggere quest’ultime da eventuali attacchi terroristici: rimane aperto solo qualche valico presidiato e controllato militarmente, ma interdetto ai palestinesi residenti nei territori occupati. Esisteva un volta un strada in linea retta per recarsi da Gerusalemme ad Ebron passando per Betlemme: ora tale strada è chiusa dal suddetto muro e i non palestinesi che vogliano andare da un parte all’altra parte debbono fare una tortuosa deviazione passando per un sorvegliato e armato “check point”. Inoltre, nelle zone ad autogoverno dell’ANP, ma sotto il controllo dello Stato di Israele per la sicurezza esterna, quest’ultimo ha facoltà di entrare per “ispezioni” quando vuole. Non è sicuramente un bel vivere per nessuno dei contendenti. Ma c’è da chiedersi cui prodest, a chi giova tutto ciò? Troppo semplicistico rispondere ai venditori di armamenti. Ma l’ONU, gli USA e la UE, così solerti nell’intervenire in altri conflitti, direttamente o con sanzioni economiche, cosa pensano di fare? A parte la prioritaria emergenza umanitaria, c’è da attendersi un pericoloso coinvolgimento di altri soggetti del mondo arabo e un’ulteriore massiccia ondata di profughi verso il sud dell’Europa, alla quale non si vedrebbe come far fronte. La speranza è di una tregua il prima possibile, ma sarebbe solo un palliativo temporaneo se non seguito da una risoluzione definitiva delle ostilità della quale le Nazioni Unite in primis debbono farsi carico.
13 luglio 2014 (Roberto Bevilacqua)

ELEZIONI EUROPEE - Italia anomalia d’Europa
L'astensione dal voto, ben oltre il 50%, è il primo partito d'Europa, come da previsioni. Ma la recente tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo ha visto anche affermarsi, con proporzioni numeriche storiche, diverse formazioni d'ispirazione nazional-popolare o comunque euro-scettiche: ottimi, in particolare, i risultati ottenuti in Francia dal Front National con il 26%, in Gran Bretagna dall’UKIP di Nigel Farage, in Ungheria dallo Jobbik, in Grecia da Alba Dorata e persino in Germania dall’NPD, tanto sorprendenti da non essere riportati con adeguato risalto e particolari dai principali mezzi d'informazione. In tale panorama le uniche eccezioni di rilievo, prevedibili anche queste, sono rappresentate dalla Spagna e dall'Italia, complice qui una legge infame, liberticida delle opinioni, della partecipazione e del pluralismo rappresentativo (“democratico”?), che premia chi già ha dei parlamentari ma costringe gli altri alla raccolta di centinaia di migliaia di sottoscrizioni e prevede uno sbarramento del 4% su base nazionale. Le cause di tale assenza dalla competizione europea, come dell'insuccesso in molti altre consultazioni di qualsiasi entità nazional-popolare del Bel Paese sono da ricercare anche negli eccessivi egoismi, protagonismi e gelosie da cui è affetta la medesima area, che dovrebbe invece imparare la lezione, iniziando ad adeguarsi ai tempi e rinnovarsi almeno in occasione degli appuntamenti elettorali. Inoltre i voti al M5S, benché in calo, sono, insieme all’astensionismo, pur sempre un segnale di disagio e di ribellione ai vecchi schematismi che andrebbe interpretato e captato. Nella massima assemblea continentale siederanno quindi, accanto ai soliti “squali”, ai massoni e ai piduisti, coloro che, a suon di slogan idioti e vuoti, si sono distinti nello sperperare milioni di euro arrivati da chissà dove e chi, imbrattando impunemente le nostre città con facce sorridenti e scanzonate, in disprezzo di qualsiasi regola, degli avversari e delle difficoltà quotidiane di quelle famiglie che non arrivano più alla fine del mese, ma comunque in obbedienza al pensiero unico liberal-capitalista e ai poteri forti della finanza di Bruxelles e Francoforte, veri padroni di “questa” Europa. Ormai è appurato, infatti, che non è più la politica a comandare e decidere per il bene del proprio popolo ma, piuttosto, sono l'economia e la finanza a muovere i fili di un teatrino in cui compaiono i conniventi burattini travestiti da politici che lucrano in ogni appalto e in ogni occasione, come i recenti scandali dell'Expo di Milano e del MOSE di Venezia dimostrano. L'Europa auspicata dalla maggioranza degli europei è certamente un'altra, nel rispetto delle tradizioni, delle specificità, delle culture, delle identità e delle sovranità nazionali. La speranza è che gli italiani si sveglino dal torpore e dall’abulia che li attanaglia, prima che sia troppo tardi. La Fiamma Tricolore, insieme alle altre entità similari, deve esser pronta, con i necessari aggiustamenti e correzioni di tiro, a combattere le sue battaglie sociali e popolari in sinergia e unità d'intenti, ormai non più procrastinabili.
6 giugno 2014 (Roberto Bevilacqua)

ASTENSIONE dall’“EUROCRAZIA”
A poco più di un mese dalle prossime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, nulla di effettivamente nuovo si vede nel panorama della proposta elettorale italiana. La maggior parte dei partiti presenta personaggi che, di là dall’occasionale e opportunistica vulgata “No Euro”, sono corresponsabili degli accordi di Lisbona, di quelli sul Fiscal Compact e sull’ESM, in altre parole dell’ulteriore svendita della sovranità nazionale, politica ed economica. Non possono, inoltre, essere credibili quelle compagini che, rispolverando Mameli, vantano radici in formazioni aventi un vetusto e anacronistico antifascismo nel loro statuto o altre che hanno pulsioni secessionistiche, né ulteriori altre, come il M5S, che critica tutto, ma non sa proporre nulla di concretamente alternativo perché non ha solide fondamenta culturali e, alla resa dei conti, è complice dei poteri forti. Il discorso sull'Euro è un po’ più complesso e occorre essere realisti: tornare semplicemente alle monete nazionali non sarebbe la migliore medicina, con il rischio di esporre le relative economie a speculazioni inflattive e concorrenze incontrastabili di giganti quali USA e Cina. Insomma, volenti o nolenti, non è più pensabile un’Italia senza risorse energetiche e senza materie prime che possa competere da sola contro tali colossi, se non in un più ampio contesto europeo (e anche mediterraneo). Occorre però precisare quale debba essere questo contesto, ovvero un’Europa dei Popoli, rispettosa delle Sovranità e delle Identità nazionali, ma anche delle sue incontestabili tradizioni di civiltà, delle sue specificità e diversità. Certamente non può essere l’Europa degli accordi di Maastricht e di Lisbona, del gruppo Bilderberg, della Goldman Sachs, della BCE e del FMI, di cui la UE è espressione e pedissequa esecutrice di ordini, come del resto il Bel Paese non può essere considerato la portaerei naturale della NATO al centro del Mar Mediterraneo. Il difetto originario di tutti gli attuali mali sta nella concezione stessa di “questa” Unione Europea e tale sistema monetario europeo non funziona perché è sotto il controllo della maledetta troika (BCE-UE-FMI) ed è distorto l'uso che se né fa. Tanto è vero che l’agognato Parlamento Europeo è stato via via svuotato dei suoi poteri, con l’attività legislativa e regolatoria divenuta, di fatto, prerogativa della Commissione Europea (i cui presidente e membri vengono nominati con il benestare delle lobby finanziarie) e del Consiglio UE (anche qui il presidente è designato internamente) alla faccia della tanto sbandierata “democrazia”. Ci si è mai interrogati sugli enormi costi di questo carrozzone europeo in cui, peraltro, l’unica assemblea elettiva è relegata al ruolo di ratificare decisioni già prese da altri? È la stessa Unione Europea da azzerare e rifondare, non solo l’Euro. Se un'Europa dei Popoli, affrancatasi dalla morsa usuraia della BCE, decidesse in blocco di ri-nazionalizzare le banche centrali e azzerare i crediti illecitamente accumulati dalle banche private nei confronti dei vari Stati, tornando a emettere in proprio le banconote, e non solo le monete coniate, per incassarne i relativi diritti di signoraggio a credito dei Popoli medesimi, allora forse il sistema della moneta unica europea potrebbe funzionare da deterrente nei confronti del dollaro, della lira sterlina e dello yuan. Insomma, sarebbe auspicabile quell'Europa Nazione che tante generazioni a partire dal ‘900 hanno sognato, faro di civiltà e cultura per il mondo, libera dalle consorterie massoniche e dalle speculazioni finanziarie internazionali, con una propria florida economia, magari anche grazie a stretti legami di collaborazione con la troppo spesso disprezzata e sottovalutata Federazione Russa. Qui siamo appunto, però, nel dominio dei sogni che sconfinano nelle utopie: la storia deve fare il suo corso e tanta gente perplessa e incerta deve prendere coscienza di ciò che certi criminali legalizzati da governi servili sta facendo e complottando sulla propria pelle, precarizzandone l’esistenza. Per non rimanere nel frattempo inerti, occorre interpretare la protesta, la ribellione, l’insofferenza trasversale e generalizzata di molte persone, indipendentemente dai propri interessi di bottega o di categoria, senza pregiudiziali obsolete e deleterie di “destra” e di “sinistra”, non rendendoci complici di un sistema iniquo, fonte di profonde ingiustizie sociali, e astenendoci in massa da queste elezioni burla: è un segnale forte che non può essere ignorato.
22 aprile 2014 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - L’uomo e la bestia
Fra le tante notizie più o meno amplificate ultimamente dai mezzi d’informazione ce n'è una di straordinaria cattiveria che mostra l’indice di inciviltà, amoralità, il livello di assoluto deterioramento dei valori umani fondamentali cui si è giunti in Italia. Mara è un labrador di colore nero di undici anni e da dieci e anche la guida di Angelo Paniccia, 31 anni e non vedente, solo da qualche mese residente a Roma. Il cane è amico dell’uomo, figuriamoci per Angelo, giacché sostituisce i suoi occhi. Poco dopo passate le 22 dello scorso 8 aprile in Via Tuscolana, vicino alla metro Giulio Agricola, al termine della solita passeggiata sotto casa, momentaneamente senza guinzaglio, Mara non è tornata dal suo amico: forse qualcuno la ha attirata con del cibo e quindi rubata. Definire un tale gesto ignobile è riduttivo, pensando all’enorme danno fisico, morale e affettivo per una persona con un deficit del genere. Grazie al suo fedele cane, quel ragazzo senza luce era tornato a fare un vita quasi normale, lavorando e suonando. Ora, nonostante la denuncia presso il commissariato di P.S., gli appelli lanciati sui “social network” dagli amici di Angelo e anche dalla TV pubblica che, dopo qualche giorno, si è degnata di dare il minimo rilievo a un fatto così grave, di Mara non si hanno più notizie. “Nessuno si rende conto dell’importanza che può avere un cane guida nella vita di una persona non vedente - dice Angelo - è tutto, la normalità, la possibilità di essere indipendente, il mio mondo. Ecco perché non si può aspettare, né perdere altro tempo”. I furti di animali domestici, specialmente di cani e gatti, sono frequenti e alimentano uno dei tanti traffici infami come quelli di neonati e bambini. Che esistano della leggi per punire degli illeciti così evidenti e vergognosi, sembra non essere sufficiente in una società contemporanea degradata irreversibilmente a tal punto nella sua etica. In un momento in cui l’opinione pubblica è distratta dalle “riforme”, dalla corsa al parlamento europeo, dalle vicende italiche di Renzi o di Berlusconi, dal buonismo peloso sulla questione dell’immigrazione o dalle unioni fra coppie di invertiti, ci si accorge, tramite fatti come quello sopra riportato, che le cose stanno ancora peggio: Roma non è più quel faro di civiltà che ha illuminato il mondo a più riprese, l’Italia e l’Europa non vanno semplicemente riformate o rinnovate nelle istituzioni, bensì vanno rifondate e riedificate come si fa nel caso di edifici pericolanti. Perché quando le persone si comportano in tale maniera, grazie anche al cattivo esempio di venalità e ricerca del massimo profitto che viene dall’alto, c’è da chiedersi chi, fra l’uomo e la bestia, sia peggiore. Per fortuna le notizie di qualche ora fa riportano il ritrovamento del cane, dopo una sosta di qualche giorno in un campo rom… Una volta tanto, l’episodio va a buon fine, anche se non muta l’aspetto di amoralità e inciviltà della vicenda.
14 aprile 2014 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - L’Italia s’è desta?
Qualcuno in Italia rialza la testa, in controtendenza con le tante idiozie, svendite e cortigianerie varie degli ultimi mesi nei confronti della UE e, soprattutto della BCE e del FMI, non ultime le assurdità recentemente esternate da Napolitano a Strasburgo. Infatti, sembra che la Corte dei Conti del Bel Paese abbia citato le tre maggiori agenzie internazionali di rating, Standard & Poor's, Moody's e Fitch per l’indebito declassamento del rating dell'Italia nel 2011, chiedendo il risarcimento di danni per 234 miliardi di euro. La notizia è apparsa su l'edizione online del Financial Times dello scorso 4 febbraio 2014, che allegoricamente titolava “Italy accuses S&P of not getting la dolce vita”, ripresa da alcune testate italiane, da cui risulta pure che Standard & Poor's avrebbe ammesso di aver ricevuto il relativo atto di citazione. In sostanza, i magistrati contabili avrebbero posto l’accento sull'errore compiuto dalle agenzie di rating nel non tenere conto dell'"alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro paese che, universalmente riconosciuto, rappresenta la base della sua forza economica". Non è dato di sapere come finirà questa faccenda ma, come sia, rappresenta un segnale rilevante nel momento stesso in cui il governo, per decreto legge collegato all’IMU prima casa, regala alle banche un’enorme plusvalenza da circa 7,5 miliardi di euro, tramite la rivalutazione del capitale sociale della Banca d’Italia fermo alle stime del 1936. Sotto gli occhi di tutti è la bagarre accaduta nell’aula della Camera dei Deputati alla fine della scorsa settimana dove, per evitare la scadenza dei termini di approvazione di detto decreto, la presidente Boldrini ha “democraticamente” adottato il metodo della “ghigliottina” onde porre un taglio alla presentazione degli emendamenti relativi, scatenando la reazione delle opposizioni, giusta nel merito, ma forse un po’ oltre i limiti nel metodo, soprattutto da parte degli esponenti del M5S. Viene da chiedersi: se è vero che i maggiori gruppi bancari debbono, sempre a norma di decreto, scendere sotto la quota del 3% di pacchetto azionario BdI posseduto, non si poteva esigere la vendita dell’enorme eccedenza di tali quote prima della loro ricapitalizzazione? Facendo un esempio, Intesa San Paolo, che possiede il 30,3% della azioni BdI, pari a un valore attuale di circa 47.000 €, deve cederne il 27% pari a ca. 41.800 € ma, in virtù di tale rivalutazione, incasserà dalla vendita oltre 2 miliardi di euro, lasciando allo Stato gli spiccioli delle tasse su tale plusvalenza per coprire il “buco” dell’IMU che, considerati anche gli altri grossi azionisti, ammonterebbero a poco più di 500 milioni di euro. Un bell’affare concluso da Letta & compagni, non c’è che dire! Purtroppo, però, i poteri economici, com’è ben noto, comandano su quelli politici e i nostri governanti non sono altro che i supini esecutori dei desiderata di tali poteri forti. Se non si invertirà questa perversa tendenza, la richiesta di 234 miliardi di danni avanzata dalla Corte dei Conti nei confronti delle agenzie di rating (peraltro irrisoria considerato che rappresenta poco più di un decimo del debito pubblico, vero nodo della questione e dei nostri guai, e che il patrimonio storico, culturale e artistico italico è inestimabile e unico al mondo) rischia di concludersi con un nulla di fatto. Resta però il segnale che qualcuno, anche in Italia, finalmente si stia svegliando.
5 febbraio 2014 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Milleproroghe e regali
Dopo lungo e sofferto travaglio, passato per la clamorosa bocciatura pre-natalizia del decreto legge “Salva Roma” (divenuto “Salva tutti” a forza di veti incrociati e distribuzione di contributi a pioggia), il “Milleproroghe” è stato suddiviso in due testi di d.l., emanati in “zona Cesarini” lo scorso 30 dicembre dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, uno per le misure più urgenti di carattere finanziario indifferibili e l'altro per prorogare i termini in scadenza previsti da disposizioni legislative. Nel complesso il Milleproroghe contiene, fra l’altro, le norme legate all’ex d.l. “Salva Roma”, autorizzando a inserire fino a 115 milioni di euro nella massa passiva dei debiti di Roma Capitale oltre a circa 20 milioni di fondi per la raccolta differenziata, soldi che, come romano da più generazioni, considero buttati dalla finestra per come sono state condotte le ultime gestioni. Si parla anche degli “affitti d'oro”, con la possibilità per le pubbliche amministrazioni di rescindere i contratti di locazioni passive entro il 30 giugno 2014 ma con un preavviso di sei mesi, pertanto con scadenza il giorno successivo all’emissione del decreto (e qui sta l’inganno!). Inoltre gli sfratti sono sospesi per sei mesi, ma solo per chi ha reddito familiare sotto i 21.000 euro e abbia nel proprio nucleo familiare figli fiscalmente a carico, malati terminali o portatori di gravi handicap, persone ultra-sessantacinquenni, escludendo i comuni più piccoli, insomma una combinazione quasi insormontabile di condizioni. E’ anche prorogato il divieto di acquisizione, scaduto il 31 dicembre di partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani per i soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale con ricavi superiori a quelli fissati dalla norma relativa. Intanto verranno “graziati” i Comuni che non hanno rispettato il Patto di Stabilità, riducendo le relative sanzioni, e al Comune di Milano, per il solo anno 2013, sono attribuiti 25 milioni di euro come concorso alle spese per l’attuazione dell’Expo 2015 (qualcuno né controllerà la destinazione effettiva?). Ci sono poi doverose proroghe fiscali per i residenti dei Comuni alluvionati della Sardegna nel novembre 2013, altre misure concernenti le più recenti calamità naturali e viene introdotta un'imposta di 2,5 euro per ogni passeggero che sbarca sul territorio di un'isola minore, utilizzando compagnie di linea o imbarcazioni per trasporto persone a fini commerciali, nonché il solito ulteriore ventilato aumento delle aliquote di accisa e di imposta di consumo sui tabacchi. Oltre a ciò, visto che è stato bocciato il “Salva tutti”, tranne che per Roma e Milano, è in arrivo, un nuovo decreto "Salva Venezia". Sul fronte del mancato introito per lo Stato, le lobbies del gioco d’azzardo e delle slot machines, beccate innegabilmente, su incarico della Corte dei Conti, dalla Guardia di Finanza che ha accertato irregolarità circa il mancato collegamento degli apparati al sistema centrale comportanti sanzioni per quasi 100 miliardi di euro in soli due anni, sono state “giustamente” tutelate da questo governo di larghe intese più clientelare che mai, riducendo il pagamento dovuto allo Stato a soli 600 milioni! A tal proposito, il colonnello Umberto Rapetto della GdF, che aveva coordinato l’indagine, è stato “ovviamente” già da tempo congedato e posto in riserva. Va osservato, inoltre, che tali giri loschi e viziosi non accettano pagamenti tramite bancomat o carte di credito, come sarebbe logico per evitare l’evasione fiscale con la tracciabilità dei movimenti, ma esigono solo carta-moneta sonante, diventando quindi il sistema ad hoc per giganteschi riciclaggi di denaro sporco di ogni provenienza, a partire dal traffico di droga, armi e prostituzione, fino al lavoro nero e alle tangenti, con le conseguenti compiacenti collusioni del modo politico e sindacale, che ben si guarda dal regolamentare tale materia fonte di voti e di reddito occulto. Ecco perché nella legge di “Stabilità” come nel “Milleproroghe” non figura alcun accorgimento circa la registrazione dell’identità e il divieto d’uso del contante nel gioco d’azzardo e nelle slot machines, nonostante le ipocrite dichiarazioni d’intenti delle “nuove” generazioni, dai Letta agli Alfano e ai “cicciobello” Renzi, e con il silenzio complice di tanti altri. Ma non finisce qui, perché anche un altro importante metodo di lavaggio di denaro di dubbia provenienza, nel senso suddetto, rappresentato dalle società “Money transfer”, continua ad essere ignorato, con l’aggravante e ulteriore danno che quei soldi versati in contanti finiscono all’estero, senza alcun controllo fiscale o identificazione di chi li presenta e di chi li riceve, rendendo l’Italia un paradiso fiscale per numerosi extracomunitari, spesso clandestini o senza reddito apparente, o di chi si serve di loro per trasferire ingenti somme di denaro in conti esteri. Inoltre, un altro settore ampiamente e cronicamente tutelato dal regime è quello delle cooperative rosse “onlus”, non soggette a puntuali verifiche contabili del bilancio, ma solo a blandi controlli interni e senza incrocio dei relativi movimenti bancari fra tali cooperative e chi ha rapporti con le medesime “onlus”. Continueranno a beneficiare, quindi, di sovvenzioni pubbliche (impossibili da ottenere senza una qualche collusione clientelare, specie dalle Regioni) e private nonché donazioni, per costituire un ulteriore filone di riciclaggio di denaro sporco, derivante ad esempio da lavoro in nero e tangenti, e con la possibilità di costruire a tavolino costi inesistenti tramite false fatturazioni e relativi truffaldini bilanci, eludendo il fisco con enorme danno per l’erario dello Stato. Nello stesso momento in cui giungono a tutti gli italiani le cartelle di pagamento relative alla terza rata della TARES, comprendente anche la maggiorazione per servizi indivisibili dovuta allo Stato (concepita in modo a dir poco ingiustificato in base ai m² e non al numero degli occupanti di ciascun appartamento), con la nuova ma già nebulosa IUC in arrivo, il governo, che ha ridotto drasticamente l’uso del contante per qualsiasi pagamento, chiude dolosamente entrambi gli occhi sulle enormi fonti di evasione di cui sopra, facendo un grande regalo d’inizio 2014 (siamo del resto alla vigilia della Befana…) alle attività più losche e al collegato sistema di corruzione. Non è vero dunque che vengono chiesti sacrifici a tutti, ma a quasi tutti, considerando anche la benevolenza miliardaria nei confronti delle banche, delle varie CIR e controllate come Sorgenia. Altro che ripresa: senza più un euro in tasca, come farà a girare l’economia con la compressione dei consumi e la riduzione del relativo gettito IVA per lo Stato? Per completezza, va detto che è stato emanato dal Governo pure un provvedimento per la riallocazione di 6,2 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali della UE, altrimenti andati persi, assegnandone 2,2 al sostegno delle imprese (compreso 1,2 miliardi per l'accesso al credito già garantito dalla Legge di Stabilità), 700 milioni in misure per favorire il sostegno al lavoro e all'occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale, 300 milioni per il contrasto alla povertà e 3 miliardi a sostegno delle economie locali: vedremo che fine farà e che effetti sortirà questa ulteriore pioggia di quattrini.
5 gennaio 2014 (Roberto Bevilacqua)


AUGURI NAZIONALPOPOLARI PER UN 2014 FELICE E PROSPERO DI SODDISFAZIONI!


ROMA - Auguri di Buon Natale… con il dilemma dell’euro
Buon Natale a tutti ma, in particolar modo, a chi soffre negli ospedali e nelle carceri, a chi è senza casa, a chi è massacrato dalle tasse, a chi lotta per i propri diritti calpestati e umiliati, perché ha perso il posto di lavoro o dovuto chiudere la propria attività, e anche oggi è presente in piazza in uno dei presidi iniziati il 9 dicembre scorso, come a Roma di fronte alla Stazione Ostiense. Un grosso “grazie” va a tutte le classi politiche dirigenti, passate e attuali, infarcite d’incompetenza, prone e sottomesse ai desiderata dell’usuro-eurocrazia e del mercato globale, pur di tutelare i propri interessi e mantenere gli annessi privilegi. Il discorso sull'euro, però, è un po’ più complesso e occorre essere realisti: non necessariamente bisognerebbe tornare alle monete nazionali, con il rischio di esporre le relative economie a speculazioni inflattive e concorrenze incontrastabili di giganti quali USA e Cina: tale sistema monetario europeo non funziona perché è sotto il controllo della maledetta troika (BCE-UE-FMI) ed è distorto l'uso che se né fa. Se un'Europa dei Popoli, affrancatasi dalla morsa usuraia della BCE, decidesse in blocco di ri-nazionalizzare le banche centrali e azzerare i crediti illecitamente accumulati dalle banche private nei confronti dei vari Stati, tornando a emettere in proprio le banconote, e non solo le monete coniate, per incassarne i relativi diritti di signoraggio a credito dei Popoli medesimi, allora forse il sistema della moneta unica europea potrebbe funzionare da deterrente nei confronti del dollaro, della lira sterlina e dello yuan. Insomma, sarebbe auspicabile quell'Europa Nazione che tante generazioni a partire dal ‘900 hanno sognato, faro di civiltà e cultura per il mondo, libera dalle consorterie massoniche e dalle speculazioni finanziarie internazionali, con una propria florida economia, magari anche grazie a stretti legami di collaborazione con la Russia. Qui siamo appunto, però, nel dominio dei sogni che sconfinano nelle utopie: la storia deve fare il suo corso e tanta gente indecisa, che ancora non scende in massa nelle piazze, deve prendere coscienza di ciò che certi criminali legalizzati da governi servili sta facendo e complottando sulla propria pelle, precarizzandone l’esistenza. Per non rimanere nel frattempo inerti, occorre decidere cosa fare e come agire in questo momento, riflettendo sul fatto che molte persone cominciano a protestare e ribellarsi indipendentemente dai propri interessi di bottega o di categoria: per la prima volta si colgono segnali di moti d’insofferenza trasversale e generalizzata, senza pregiudiziali obsolete e deleterie di “destra” e di “sinistra”. Si avrà modo di riparlarne a breve. Intanto ancora Auguri di Buon Natale e Felice (si spera) Anno 2014
24 dicembre 2013 (Roberto Bevilacqua)

ROMA 18 dicembre 2013 - Per l’Europa dei Popoli, non dei banchieri e loro camerieri
La manifestazione generale, per tutti gli Italiani, senza pregiudiziali o distinzioni obsolete di destra e di sinistra, si terrà mercoledì 18 dicembre a partire dalle ore 15,00 in piazza del Popolo a Roma, per far sentire alta la voce della protesta popolare contro l’usura legalizzata dell’eurocrazia e le distorsioni del libero mercato globale, per il ripristino delle Sovranità Nazionali, per una società a misura d’uomo e non del massimo profitto di pochi privilegiati collusi con i poteri forti della finanza. Mai come in questi giorni la protesta dei cittadini è stata spontanea e trasversale, superando vecchi steccati e schematismi che hanno di fatto consentito per decenni di gabbare e derubare i popoli della propria ricchezza e sovranità. L’auspicio è che tale presa di coscienza sia finalmente un punto di rottura con il sistema attuale, servile ai desiderata del gruppo Bilderberg, della BCE, della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, e di partenza verso una reale terza via, oltre il materialismo e il liberal-capitalismo.
15 dicembre 2013 (Roberto Bevilacqua)

Quale EUROPA?
L’omicidio dei due militanti greci, Georgos e Manos, di 20 e 23 anni, uccisi vigliaccamente a sangue freddo lo scorso 1° novembre di fronte a una sede ateniese di Alba Dorata, non ha suscitato, com’era prevedibile, moti e gesti di solidarietà da parte di alcuna delle istituzioni in tutta Europa, ma solo una blanda condanna del metodo violento di condurre la lotta politica. Persino lo sconveniente e agghiacciante video dell’esecuzione in piena regola, ripreso da telecamere di sorveglianza e diffuso dalla polizia locale, è stato prontamente rimosso da “You Tube”. Eppure se le vittime di una tale azione fossero state di “altra parte” politica, ci sarebbero state dichiarazioni e manifestazioni di condanna pilotate in tutto il mondo per le settimane a venire. Del resto la situazione politica e sociale greca è nell’occhio del ciclone e più che mai, a dir poco, effervescente da diverso tempo: la nazione, come altre, è messa in ginocchio dalla Finanza Internazionale e dall’asservimento ad essa dei governi fantoccio della cosiddetta “Europa”. Anche l’Italia ha fatto la sua parte, con accuse dei Governi Monti e Letta nei confronti dei cosiddetti “populismi”, nell’ambito di una scientifica campagna di calunnie e demonizzazione della spontanea ribellione nazional-popolare che finisce per armare la mano ai sicari della stabilizzazione. Purtroppo ciò che succede di là dell’Adriatico non può considerarsi un fatto isolato e lontano, ma un campanello d'allarme per chi si oppone, a ragione, a un pazzesco modello di globalizzazione, imposto in tutti i modi, che mira a cancellare diritti sociali, sovranità, tradizioni, culture e identità nazionali. Ma è proprio colpa dell'Europa, confusa troppo spesso con la UE, o piuttosto i mali hanno origine nel lontano 1944 con il diabolico Piano Morgenthau per annichilire la Germania, “ammorbidito”, si fa per dire, nel luglio del 1947, con l'avvento del Piano Marshall, che continua sottilmente e subdolamente a distruggere in particolare le culle della civiltà europea, quali ad esempio la Grecia e Roma? La colpa è, piuttosto, dei banchieri e dei loro “camerieri”, che hanno svenduto le sovranità nazionali ai poteri forti, riducendo l’UE a un’unione meramente economica, finanziaria e infine monetaria basata su di una moneta virtuale. Ma la colpa è soprattutto di chi, come Goldman Sachs e Morgan & Stanley sta facendo razzie in Europa, con la collaborazione delle famigerate agenzie di rating come Standard & Poor’s e Moody’s, allo scopo di pervenire a una UE litigiosa, divisa e, infine, implosa su se stessa. Già perché alla fine un Euro forte sul Dollaro, forse più del previsto, è stata una delle concause a mettere in crisi l’economia e a far lievitare il debito pubblico degli USA. Non è pertanto giustificata neanche la consuetudine di prendersela con la Germania, come se fosse una colpa essere efficienti e produttivi, per giustificare le carenze italiane derivate, piuttosto, da quasi settant’anni di sudditanza coloniale agli angloamericani, di carrozzoni clientelari, di pensioni inopportunamente concesse, di assistenzialismo indiscriminato, di appalti inutili, costosi e dannosi che hanno dilapidato le casse dello stato e delle casse previdenziali. E’ di questi giorni la notizia che circa il 35% dei pensionati italiani non ha versato contributi previdenziali sufficienti (o non li ha versati per niente) durante la vita lavorativa, non considerando un altro 12% di persone, certamente meno fortunate, fra percettori di accompagno o invalidità civile. Non basta ed è troppo semplice prendersela con l'Euro, confondendolo con il signoraggio che, tramite quest’ultimo, consente alle banche private di lucrare sulle tasche e la pelle dei cittadini europei. Lo stesso J.F.Kennedy, pochi mesi prima di essere assassinato a Dallas, parlò di una non meglio definita “cospirazione monolitica”: va osservato che la cospirazione tanto della massoneria quanto quella finanziaria sono, a mio modesto parere, ugualmente sotterranee e striscianti, inizialmente quasi invisibili, per infiltrarsi poi come parassiti in un organismo sano da corrompere. E’ da ritenere che siano, alla fine, complementari l'una all'altra: l'una si è servita e si serve della seconda e viceversa, non potendo alcuna delle due fare a meno dell'altra. Del resto il concetto di "finanza errante" fu espresso da Giovanni Preziosi all'alba della 1ª guerra mondiale, a proposito delle ingerenze economiche tedesche in Italia, riferendosi alla capacità della finanza di adattarsi alle varie situazioni politiche locali per sfruttarne aderenze e convenienze. Più in generale poi, la massoneria si è sempre servita di "altri" come "altri" si sono serviti della massoneria, com'è normale in uno scambio di favori quanto in una consueta transazione commerciale. La storia si ripete e tali considerazioni tornano di stringente attualità: con questi “camerieri” un’Europa dei Popoli, capace di esprimere il ruolo che gli compete a livello mondiale, quale faro di cultura e di civiltà invidiato negli altri continenti, è irrealizzabile, ma una presa di coscienza dei cittadini del vecchio continente è sempre più vicina.
12 novembre 2013 (Roberto Bevilacqua)

BARI - Denunciati 5 “saggi”: accusati di truccare i concorsi
La storia infinita sulla decadenza di Berlusconi da senatore, originata da una legge Severino-Alfano che, quale frutto di compromesso, si è rivelata essere un pasticcio legislativo, quindi non chiara e incompleta, è giunta finalmente a una fase di relativa pausa, dopo il pronunciamento a favore della decadenza da parte della Giunta per le Elezioni del Senato, conseguente discussione in aula entro venti giorni e fiducia incassata dal governo Letta lo scorso 2 ottobre. Questo squallido teatrino politico di veti e ricatti, nonché l’ondata di buonismo peloso e compassione contingente suscitata dalla tragedia annunciata nel Canale di Sicilia, consumatasi il giorno successivo, con centinaia di morti a Lampedusa causate, va rilevato, oltreché dalle speculazioni economiche e geopolitiche nell’area nord-africana e medio-orientale da parte delle potenze occidentali, USA e UK in testa, e da cinici profittatori di disgrazie altrui novelli “Caronte”, anche dall'illusione della possibile accoglienza, hanno fatto passare in secondo piano i soliti e tanti mali italiani. Infatti, a proposito di questi ultimi, la Procura della Repubblica di Bari, attivata dalla Guardia di Finanza, ha in corso un’indagine per associazione a delinquere, truffa aggravata, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico nei confronti di 38 persone, in merito alla vicenda di alcuni concorsi truccati alle facoltà di diritto: si tratta di professori universitari accusati d’aver manipolato, negli ultimi anni, i concorsi per accedere alle docenze in varie università italiane. Tra loro figurano, oltre all’ex Ministro alle Politiche Europee, Annamaria Bernini, e all’ex Garante della “Privacy”, Federico Pizzetti, anche i cinque “saggi” Augusto Barbera e Giuseppe De Vergottini dell’Università di Bologna, Carmela Salazar dell’Università di Reggio Calabria, Lorenza Violini dell’Università di Milano e Beniamino Caravita dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati direttamente dal Presidente Napolitano insieme con altri 30 “luminari”, esperti nel campo del diritto, con l’incarico di riformare la Costituzione, vetusta, obsoleta (sarebbe ora!) e non al passo con le “nuove democrazie”. Va notato che, all’epoca di tali nomine, già erano in corso le relative indagini, avviate nel 2009, quando il PM di Bari, Renato Nitti, iniziò a indagare su di un concorso bandito dall’Università Telematica Giustino Fortunato; complessivamente, per tale concorso, sono finiti sotto i riflettori degli investigatori i tre Istituti di Diritto Costituzionale, Diritto Canonico ed Ecclesiastico e Diritto Pubblico Comparato. Anche se diversi degli indagati hanno già manifesto la propria estraneità ai fatti, appare singolare come la notizia dell’indagine abbia evidenza solo ora che la commissione nominata da Napolitano si sia chiusa il 17 settembre 2013, quindi con nessuno dei “saggi” costretto a rimettere il proprio mandato. Ma far entrare nelle facoltà, o in altro posto di lavoro, chi è ben raccomandato rispetto ad altri, magari anche più validi, è un vecchio vizio italiano duro a morire che ora rischia di gettare sfiducia e discredito sull’intero sistema delle università italiane, con buona pace dell’effettivo merito e dei tanti precari in cerca di occupazione. Si è parlato di prima, seconda, terza Repubblica, ma è sempre rimasto tutto come prima; cambia la facciata, l’immagine, ma la sostanza e ciò che conta non cambia: posti di lavoro, case, agevolazioni, consulenze e incarichi agli amici degli amici, fame e disperazione per tutti i rimanenti. Del resto, se chi oggi raccomanda taluno ieri ha ottenuto qualcosa per se con le medesime modalità, perché dovrebbe scandalizzarsi più di tanto? Se queste fossero le persone che dovrebbero essere d’esempio e cambiare la Costituzione, andiamo bene!
6 ottobre 2013 (Roberto Bevilacqua)

SIRIA - Prove di guerra dei “Gendarmi del Mondo”
Dopo la riunione del G20 a San Pietroburgo dello scorso 5 settembre, sembra tramontare, come purtroppo era nelle aspettative più reali e concrete, la speranza di scongiurare un intervento bellico in Siria da parte di estranei al conflitto in corso; e ciò nonostante l’ incontro a sorpresa di circa 20 minuti tra Vladimir Putin e Barack Obama a margine dello stesso consesso, durante il quale i due avrebbero convenuto di continuare a mantenere i contatti attraverso i rispettivi ministeri degli Esteri. Il Presidente russo ha comunque mantenuto ferma la sua posizione sul no all'attacco, in caso del quale ha dichiarato di voler aiutare la Siria di Al Assad (la grande nave da sbarco "Nikolai Filchenkov" è già diretta nel Mediterraneo), sostenuto dalle parole di Papa Francesco che si è espresso chiaramente sull'inammissibilità dell'azione militare, incitando a pregare per la pace con la veglia promossa in Piazza San Pietro sabato 7 settembre, durante la quale il Pontefice ha ricordato anche la parabola di Caino e Abele. Mosca paventa, inoltre, i rischi di fughe di materiale radioattivo e contaminazioni, nel caso durante l’attacco militare fosse colpito un reattore nucleare nei pressi di Damasco o altri siti del genere. C’è però da stabilire chi, nel frangente attuale, sia Caino e chi Abele: il presidente Usa affermando che “il regime di Assad con il suo utilizzo delle armi chimiche è una minaccia per la pace e la sicurezza mondiale e minaccia i paesi vicini” (n.d.r.: Israele…) e che non rispondendo "gli stati canaglia penseranno di poter impiegare le medesime armi senza conseguenze", dimentica forse l’utilizzo che delle “armi di distruzione di massa” gli USA hanno ampiamente fatto da 70 anni, partendo dall’eccidio di Dresda con il fosforo bianco, passando per i bombardamenti certamente non “chirurgici”di Roma, Milano, Firenze Venezia, Berlino, Colonia Monaco e tante altre città, per l’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki, per la Corea e il Vietnam, per le numerose interferenze nelle faccende sudamericane, per le scorie nucleari smaltite come “uranio impoverito” su Serbia e Kosovo, per l’Afghanistan e l’Iraq, finendo, per ora, con il recente intervento in Libia. Non basta fare “un sondaggio” (nel G20) per esser sicuri che “la maggioranza dice che è molto probabile che sia stato il regime di Assad ad usare di quelle armi chimiche”: in una dichiarazione diffusa al termine del G20, 11 Paesi (Australia, Canada, Francia, Italia, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Stati Uniti), cui poi si è aggiunta anche la Germania, “condannano l'attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto scorso e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile”, però manca ancora, fra l’altro, il responso degli ispettori in materia, come ha rimarcato il segretariato generale ONU, Ban Ki Moon. Il premier Enrico Letta, dal canto suo, nella conferenza stampa di chiusura a San Pietroburgo ha ribadito che "la soluzione che prediligiamo è quella politica", ma anche che il rapporto con gli Stati Uniti rimane "forte e fondamentale", tanto per non indispettire il “padrone del vapore”. Si avverte ancora una volta, insomma, l’assenza dell’Europa, pur gigante economico, con una sua politica indipendente e decisiva sullo scacchiere internazionale, specialmente nell’area del mare nostrum Mediterraneo e del vicino Oriente. E se anche il leader cinese, Xi Jinping, ha affermato che “una soluzione politica è l'unica via da seguire”, preoccupa e insospettisce la determinazione di Stati Uniti e Francia nell’avviare l'attacco contro Al Assad anche senza il via libera dell'ONU. La posizione geopolitica della Siria, porta d’Oriente sul Mediterraneo e autostrada per il Golfo Persico e l’Oceano Indiano, è troppo strategica perché rimanga nelle mano di un regime “non allineato” fatto passare per “stato canaglia”, ma anche una buona occasione per dare ossigeno e tanti dollari alle multinazionali degli armamenti. Poco importa se il regime che dovesse poi instaurarsi potrebbe essere, probabilmente, con molte meno libertà (specialmente religiose), più autoritario, oppressivo e instabile di quello attuale: finora una miriade di differenti etnie e religioni (arabi, aramei, curdi, armeni e circassi; musulmani, cattolici e ortodossi, solo per citarne le più significative) è convissuta in Siria su delicati equilibri, che non si sa fino a che punto Fratelli Musulmani e Salafiti (pur con i dovuti distinguo) potrebbero continuare a garantire e tutelare.
8 settembre 2013 (Roberto Bevilacqua)

RECENSIONE - 8 settembre 1943 (ultima monografia di Daniele Lembo) Copertina Nota dell'Autore

ROMA 8 settembre 2013 - 8 settembre 1943: una storia tutta italiana... parliamone...
Domenica 8 settembre, alle ore 10,30, l’Associazione Nazionale Volontari di Guerra inaugura la sede, appena rinnovata, di Piazza Apollonia n. 14, zona Trastevere, con una conferenza dal titolo: “8 settembre 1943: una storia tutta italiana... parliamone...”. Introdurrà Alberto Indri (Presidente Associazione Campo della Memoria); interverranno: Eugenio di Rienzo (Professore ordinario di Storia contemporanea - Università "La Sapienza" di Roma), Augusto Sinagra (Professore ordinario di Diritto dell'Unione Europea - Università "La Sapienza" di Roma), Rodolfo Sideri (Docente e Scrittore).

ROMA 15 Settembre 2013 - Commemorazione dei Caduti di Rovetta al Cimitero del Verano
Ore 9,30 - Incontro all’ingresso secondario del Cimitero del Verano nel Piazzale delle Crociate (poco prima della Tangenziale)
Ore 10,00 - Corteo dall'Ingresso del cimitero alla Tomba dei Caduti di Rovetta e Cerimonia commemorativa con breve saluto del Reduce Mariano Renzetti, Presidente dell'Associazione Reduci della Tagliamento, di Alberto Indri, Rappresentante delle Ass.ni Campo della Memoria e X MAS-RSI, interventi commemorativi dei Prof.ri Stelvio Dal Piaz e Augusto Sinagra. Seguirà l'appello dei Caduti di Rovetta
Ore 11,00 - Cerimonia religiosa con Santa Messa in suffragio dei 43 Martiri e Benedizione della Tomba, lettura della Preghiera del Legionario, esecuzione alla tromba del Silenzio fuori Ordinanza
Ore 13,00 - Rancio presso il vicino Ristorante "Le Crociate"
Ore 15,00 - Comunicazione degli Appuntamenti in Programma per l'anno 2014 da parte dell'Ass.ne Reduci della Legione 'M' d'Assalto Tagliamento e del Comitato Onoranze Caduti di Rovetta
Ore 15,30 - Riunione del Direttivo dell'Associazione Reduci Tagliamento per rinnovo cariche sociali, tesseramento, organizzazione, proposte e varie
Per prenotazioni del pernottamento di sabato 14 sera (camera matrimoniale € 100,00 con 1^ colazione, camera singola € 80,00 con 1^ colazione) rivolgersi a Paolo Piovaticci, tel. 0575/049344, cell. 335/5280754, cell. 338/6377516, Hotel New Gemini (Sig. Alex), tel. 06/44291143, fax 06/44242623 (rif. "Gruppo Tagliamento")
Per prenotazioni del rancio (prezzo € 25,00) che avrà luogo domenica 15 alle ore 13,00 al vicino Ristorante "Le Crociate" (Piazza delle Crociate n. 17, sopra il Supermercato INS) rivolgersi ad Alberto Indri, cell. 339/4676055. Visita il sito: http://www.comitatoonoranzecadutidirovetta.blogspot.it/

VIGOPONZO (DERNICE - AL) 15 settembre 2013 - Commemorazione dei Caduti
L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della R.S.I., Delegazione Provinciale di Genova (Pietro Oddone), domenica 15 settembre, organizza come ogni anno il ricordo dei 29 militari della Repubblica Sociale Italiana vilmente trucidati il 15 settembre 1944 a Vigoponzo. Ore 10,00 - Ritrovo uscita Autostrada A7 di Vignole Borbera (dirigersi in direzione Rocchetta Ligure, giunti a Pertuso, procedere in direzione Dernice sino al cimitero di Vigoponzo dove si svolgerà la cerimonia) Ore 11,00 - S. Messa presso il locale Cimitero Comunale di Vigoponzo nel ricordo di 29 militari della Repubblica Sociale Italiana; a seguire Onore ai Caduti con la deposizione di una Corona d'alloro sulla targa commemorativa.
E invece eravamo rimasti là sulla pagina cancellata della storia, senza voce… (Carlo Mazzantini)
Caduti di Vigoponzo: Balleani Armando, Beltrami Otello, Catellani Giacomo, Ceccotti Luciano, Ciacca Fava Alvaro, Corfini Redento, Galifi Gaetano, Gatti Giovanni, Ghiggini Domenico, Mentasti Cesare, Mino Walter, Pasquali Carlo, Pasquenti Carlo, Russo Giuseppe, Salvaterra Vittorio, Toni Francesco (X MAS Risoluti); Di Terlizzi Michele, Roveta Paolo, Storace Andrea (GNR 625° C.P.); Rivera Angelo V. (Esercito N.R.); inoltre, nove militari R.S.I. di cui, ancora, non si conoscono i nomi e il reparto di appartenenza

RAVENNA 25 agosto 2013 - Commemorazione di Ettore Muti
Domenica 25 agosto 2013, alle ore 10,30, a Ravenna presso il Cimitero monumentale, verrà commemorato dalle Federazioni A.N.A.I. di Bologna e Ravenna il 70° anniversario della tragica uccisione di Ettore Muti. Seguirà un cameratesco convivio presso il Ristorante Pritona, Via Botticelli n. 4. Informazioni: Pasi Oldo, Tel: 0544/460491; Beninfanti Ivana: Tel: 051/478880, cell: 339/1525005.

GIAPPONE - Hiroshima/Nagasaki, i crimini impuniti
Alle 8,16 del 6 agosto 1945 un bombardiere statunitense sganciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima; il 9 agosto successivo ci fu la “replica” con il lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette, quasi esclusivamente civili, fu solo stimato intorno alle 200.000, in quanto la gravità delle devastazioni causate dagli ordigni fu tale da rendere impossibile un censimento capillare dei decessi. Circa il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, prevale, per gli americani, la tesi secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero serviti ad accorciare il processo di resa del governo militare giapponese e quindi la seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando vite umane nei combattimenti di terra e d'aria per la prevista invasione del Giappone. Da altre parti si sostiene, piuttosto, che la vittoria sul fronte giapponese, ormai prossimo alla resa, fosse solo un mero pretesto per effettuare dei test con le due tipologie di bomba prodotte e, contemporaneamente, una dimostrazione di potenza nei confronti di quello che si profilava come il nuovo potenziale nemico, ovvero l'URSS che si accingeva ad invadere l'arcipelago nipponico proprio in quei giorni. Pur essendo considerati i due attacchi atomici sul Giappone gli episodi bellici più atroci e significativi dell'intera storia dell'umanità, per l'utilizzo di un'arma di distruzione di massa, per i danni diretti e indiretti, protrattisi per diverse generazioni fino ai nostri giorni, i responsabili di tali atti efferati, con il Presidente americano Harry S. Truman in testa, non sono mai stati processati per crimini di guerra, oltretutto perpetrati nei confronti di una nazione oramai in ginocchio e vicina alla resa «Il mondo sappia che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare. Abbiamo vinto la gara per la scoperta dell'atomica contro i tedeschi. L'abbiamo usata per abbreviare l'agonia della guerra, per risparmiare la vita di migliaia e migliaia di giovani americani, e continueremo a usarla sino alla completa distruzione del potenziale bellico giapponese (H.S. Truman)». Bensì sono oggi gli USA medesimi e i loro alleati a promuovere le guerre di “liberazione”, per esportare “democrazia” e “libero mercato”, contro i presunti possessori delle armi di distruzione di massa, vedi Serbia, Iraq e ora anche Iran. E’ chiaro, infatti, che i tribunali di guerra li fanno i vincitori, che l’industria degli armamenti e il suo indotto rendono molto più di aiuti umanitari in viveri, medicinali e strutture sanitarie verso popoli che aspirano alla propria indipendenza e prosperità. Nell’epoca del liberismo e della globalizzazione tutto deve essere controllato e regolato da quei pochi burattinai che detengono il potere economico e finanziario mondiale, di cui anche ogni presidente americano della nazione “Gendarme del Mondo” è strumento consapevole.     12 agosto 2013 (Roberto Bevilacqua)

RECENSIONE - Le portaerei che non salparono, di Daniele Lembo
Come le navi che non uscirono mai dal porto, anche questa introduzione al libro "Le portaerei che non salparono - Le navi portaerei e porta idrovolanti della regia marina" esce postuma, dopo che l'autore del medesimo, il caro amico Daniele Lembo, è andato oltre lo scorso 17 marzo. Forse è un segno del destino, comunque una buona e sana lettura estiva, ma anche un'esortazione a divulgare e insistere nella preziosa opera di ricerca storica "controcorrente" perseguita tenacemente da Daniele.     8 agosto 2013 (Roberto Bevilacqua)
Tra gli anni ’20 e l’inizio della guerra, la Marina Italiana aveva più volte sottolineato la necessità di navi portaerei, necessità ampiamente soddisfatta invece dalla Francia, dall’Inghilterra, dal Giappone e dagli Stati Uniti. La conferenza di Washington aveva infatti stabilito le tonnellate di naviglio che ciascuna nazione poteva costruire. Nonostante la quantità assegnata all’Italia fosse di 60.000 tonnellate (come alla Francia), il nostro Paese si presentò al conflitto completamente sprovvisto di navi portaerei. Enorme influenza su questa decisione del governo ebbe il parere negativo dell’Aeronautica, convinta che la posizione centrale dell’Italia nel Mediterraneo fosse sufficiente come base aerea per velivoli, che potevano così dirigersi verso qualunque bersaglio. Purtroppo la collaborazione dell’Aeronautica fu scarsa. Quest’ultima non destinò parte delle sue forze come “aviazione da marina”, come fece invece l’Inghilterra, ma piuttosto, avendo un comando a parte, inviò aiuti aerei solo quando richiesti e disponibili, ovviamente solo dopo aver soddisfatto le proprie esigenze strategiche. Solo a conflitto già iniziato, quindi, saranno avviati i lavori di allestimento delle navi portaerei Aquila e Sparviero che comunque non saranno terminate in tempo utile. L’Aquila rimase nei cantieri navali di Genova non completata, mentre lo Sparviero arrivò all’armistizio senza che i lavori avessero preso consistenza. Nonostante la evidente erronea contrarietà dei comandi superiori alla costruzione di portaerei, la Marina fu prodiga di studi e progetti durante tutto il periodo antecedente al conflitto. Questo lavoro, oltre a ripercorrere le vicende storiche della Regia Marina, illustra i vari progetti e le caratteristiche degli stessi. Il libro è disponibile nelle migliori librerie o direttamente presso l’editore: IBN Istituto Bibliografico Napoleone - Via dei Marsi n. 57 - 00185 Roma - tel.&fax 06/4452275 - www.ibneditore.it - info@ibneditore.it - Collana: Il Faro n. 3 - Pagine n. 120 - Formato: 17x24 cm - Prezzo € 14,00 - ISBN (8) 887565169-8 - ISBN (13) 9788875651695.

RECENSIONE - Pagine d’impegno politico
E' uscito il nuovo libro, spunti e riflessioni, di Alberto Figliuzzi "Pagine d’impegno politico"

BERGAMO 21 Luglio 2013 - Commemorazione dei tre Ufficiali Martiri crocefissi dai partigiani
Domenica 21 Luglio, con appuntamento alle ore 10,30 davanti al Cimitero di Bergamo, si svolgerà una cerimonia in Onore dei tre Ufficiali Martiri crocefissi dai partigiani:
Cap. G.N.R. MARIO CORTICELLI, crocifisso su un tavolo d’osteria a Stellaneto (SV)
S.Ten. G.N.R. WALTER TAVONI, crocifisso sulla porta di un cascinale il 9-4-1945
S.Ten. GINO LORENZI, crocifisso su una rudimentale croce a Mignagola (TV)
Sarà celebrata una S.Messa nel Campo riservato ai Caduti della R.S.I., per recarsi poi alla Tomba di GINO LORENZI, sita a pochi metri di distanza. Sono ammessi solo i Labari combattentistici. CHI NON HA TRADITO NON DIMENTICA


ROMA - Anna Mattei è andata oltre
Lo scorso 3 luglio ci ha lasciato Annamaria Mattei, madre dei fratelli Virgilio e Stefano, bruciati vivi nel rogo di Primavalle dell'aprile di 40 anni fa, appiccato dal delirante odio criminale antifascista. Nell'inconsolabile dolore, Anna è rimasta sempre presente a se stessa e fedele a l'Idea cui ha sacrificato tutta la sua esistenza, pur nella consapevolezza di non vedere mai puniti, bensì latitanti e protetti all'estero, gli assassini dei suoi figli. Riposi nella meritata pace eterna, almeno lassù potrà finalmente ricongiungersi ai suoi cari. Le esequie funebri si terranno venerdì 5 luglio a Roma, alle ore 10 nella Chiesa di Santa Croce in Via Guido Reni (Flaminio).
4 luglio 2013 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Congressi & dintorni
Allo scopo di fugare ogni dubbio o equivoco, preciso che non ho intenzione di candidarmi a Segretario Nazionale, né di sostenere alcun altro candidato o presentare alcuna mozione, ma semplicemente ho il proposito di non partecipare al prossimo “Congresso Nazionale” del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Come molti altri che non vi prenderanno parte, anch’io ho sempre sostenuto la necessità di una convocazione congressuale, foriera di rinnovamento e cambiamento di rotta, ma non in tali forme, modi e tempi, con una fase preparatoria sconfortante e in pratica quasi inesistente, al punto da consigliarne in più riprese un rinvio in autunno, ma senza riscontro alcuno, anche in merito alle tante tessere regolarmente pagate, ma non consegnate per l’anno 2012. Peraltro, la pochezza e la confusione d’idee emerse agli ultimi convegni e riunioni cui ho partecipato si sono riflesse nei deludenti ma prevedibili risultati elettorali, nonostante l’impegno profuso da tanti militanti in tutta Italia e anche da me personalmente, affrontando una campagna elettorale praticamente da solo nella mia zona. Con altri avevo anche dato vita alla componente interna al MSFT “Alternativa Tricolore al Sistema”, nell’intento di promuovere un dibattito costruttivo su temi prettamente “nostri”, regolarmente scopiazzati da Leghe e Grillini di turno, come anche “nostre” erano state a suo tempo le proposte di abolizione dell’IMU prima casa (quando ancora si chiamava ICI) o l’introduzione degli LSU ed LPU, sostenendo peraltro l’inopportunità e nocività, per un’improbabile rincorsa all’”eletto” a tutti i costi, di accordi improponibili con soggetti lontani dalle “nostre” visione dello Stato e tematiche sociali. Ho anche fondato qualche mese fa l’Associazione “Popolo”, con lo scopo di allargare il raggio d’azione e avvicinare soggetti provenenti da altre esperienze, senza troppi paletti ideologici o condizionamenti derivanti da riferimenti partitici. Ora, sinceramente, non vedo la prospettiva di impegnare oltre tempo e grasso del cuore con chi non vuole sentire e capire la necessità di un soggetto nuovo con un formato più snello, attuale e vicino alla gente, ma autonomo, indipendente e scevro da condizionamenti nelle sue scelte. Augurando un proficuo lavoro, per quanto possibile, ai partecipanti al Congresso, non mi dilungo su concetti e opinioni abbondantemente espresse in centinaia di scritti ripresi da più parti, pubblicati su questo sito e su www.popoloinrete.it. Certo, ci vorranno tempo, pazienza, risorse umane e non, ma anche un’imprescindibile Coerenza.
16 giugno 2013 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Ciao Roberta
Lo scorso 7 giugno se ne è andato un simbolo di quella comunità umana del FUAN di Via Siena che ormai non c'è più, ma il ricordo di donna esemplare in un ambiente tormentato spesso dalle dolorose vicende umane degli anni '70-'80 rimarrà indelebile come tanti altri. Roberta Manno ha smesso di soffrire contro un male crudele che la tormentava e contro cui lottava senza tregua da tanti anni. Esprimo la vicinanza a tutti i suoi familiari ma, in particolare, un abbraccio fraterno a Luigi, l'uomo indissolubilmente fedele della sua vita. Le esequie funebri si terranno lunedì 10 giugno a Roma, alle ore 11,30 nella Chiesa di S.Eugenio (Viale delle Belle Arti).
8 giugno 2013 (Roberto Bevilacqua)



ROMA 8 Giugno 2013 - Assemblea Nazionale di Alternativa Tricolore "La Nuova Italia: Lavoro, Stato, Equità
La componente interna al Movimento Sociale - Fiamma Tricolore “Alternativa Tricolore al Sistema” organizza, presso la sala convegni del Centro Congressi Cavour sita in Via Cavour n. 50/a (a mt. 200 dalla Stazione Termini), dalle ore 9,00 alle ore 19,00, un'Assemblea Nazionale sul tema: "La Nuova Italia: Lavoro, Stato, Equità - Percorsi per il cambiamento”. Questo incontro è aperto a tutti i simpatizzanti. Ogni presenza è importante e utile per il contributo che è ciascuno chiamato a fornire. (Vedi anche su www.popoloinrete.it)
1° giugno 2013 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Le cose di cui vergognarsi
Nel giorno delle elezioni Capitoline, mentre Alemanno esorta i tifosi in occasione del derby di Coppa Italia a far «fare bella figura a Roma», in Via Benedetto Musolino, XII Municipio, ai margini del frequentato mercato di Porta Portese e a un centinaio di metri dalla sede ATAC, azienda dei trasporti chiacchierata per le tante assunzioni "facili", la pavimentazione stradale rifatta pochi giorni fa cede e si aprono le voragini... E non è il primo caso in giro per la città: sento ancora sulle mie gambe le conseguenze della caduta di un mese fa.
26 maggio 2013 (Roberto Bevilacqua - Candidato Presidente del 12° Municipio)

ROMA - Cinque anni da dimenticare per Roma Capitale   Locandina   Idee e progetti per il 12° Municipio   Rinnovo Assemblea Capitolina
Nel quinquennio ormai al termine, la giunta Alemanno di centro-destra, che avrebbe potuto e dovuto rappresentare un rinnovamento nel modo di amministrare, ha dimostrato solo di saper portare allo sbando, al degrado urbano, morale e socio-economico la nostra Città, con la complicità di una finta opposizione di sinistra che, al pari della maggioranza, ha dato troppo spesso l’impressione di voler curare solo i propri interessi particolari. I problemi del traffico, dell’inquinamento, dei rifiuti urbani e dei servizi sociali sono rimasti insoluti se non aggravati. All’ATAC, ad esempio, anziché acquisire altri conducenti e operai, per non far logorare di turni stressanti quelli esistenti, con le ovvie conseguenze e pericoli per gli utenti del servizio di trasporto pubblico, sono stati assunti centinaia di impiegati, scelti fra gli amici degli amici secondo prassi di demo-socialista memoria, per scaldare le sedie dietro una scrivania; e così è accaduto anche per altre aziende controllate dal Comune. Tralasciando di approfondire la fesseria delle domeniche a piedi per ridurre l’inquinamento, i dilemmi dei rifiuti urbani e dei campi nomadi, lungi dall’essere risolti, sono stati semplicemente “spostati” diventando gravi emergenze. Poi la questione della manutenzione di marciapiedi e strade, sporche, soggette a frequenti allagamenti, piene di fango e disseminate di buche per lavori fatti in fretta e male, causa del ferimento di centinaia di persone al giorno fra pedoni e utenti delle due ruote (potrei produrre il certificato del pronto soccorso per quanto accadutomi qualche giorno fa), non è più sopportabile. Che fine hanno fatto i soldi chiesti da Alemanno al governo Berlusconi? E quelli delle contravvenzioni e della famigerata IMU? Sicuramente è stata una gestione scellerata che, al di là di ogni immaginazione, è riuscita nel fare peggio delle amministrazioni che l’hanno preceduta. E’ giunta ora di cambiare pagina con la Fiamma Tricolore all’Assemblea Capitolina e ai Municipi. Appuntamenti di propaganda in "Attività"
1° maggio 2013 (Roberto Bevilacqua - Candidato Presidente del 12° Municipio)

ROMA - Teodoro Buontempo è andato oltre
Stanotte, al termine di grave malattia, ci ha lasciato Teodoro Buontempo, storico esponente della Giovane Italia, del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano, poi di Alleanza Nazionale e de La Destra, per anni consigliere comunale e poi deputato. La comunità militante nazional-popolare, al di là di ogni terrena ed effimera distinzione, saluterà commossa per l'ultima volta Teodoro giovedì 25, a partire dalle ore 11,00 presso la camera ardente allestita nella sala della protomoteca in Campidoglio, e venerdì 26 aprile 2013, alle ore 11,00 nella Chiesa di San Marco (Piazza Venezia). Ciao Teodoro. Romanamente Ti salutiamo.
24 aprile 2013

2766° anniversario del Natale di Roma "Possis nihil Urbe Roma visere maius" Inno a Roma
L'Inno a Roma (noto anche come "Sole che sorgi"), con musica composta nel 1919 da Giacomo Puccini e testo della poesia di Fausto Salvatori, è ispirato al Carmen Saeculare, inno in diciannove strofe saffiche composto dal poeta romano Quinto Orazio Flacco. Esso fu cantato il 3 giugno del 17 a.C. sul Palatino e sul Campidoglio da un coro di giovani fanciulle durante i "Ludi saeculares", voluti dall'imperatore Ottaviano Augusto per celebrare la venuta dell'età dell'oro preannunciata dalla IV ecloga di Virgilio. Il Carmen Saecolare è la celebrazione di Augusto e della potenza di Roma sul mondo. Esso esprime l'augurio che essa non possa mai morire e un'invocazione agli dei di modo che diano lunga prosperità ai romani. Il carme risulta una preghiera perfetta e si può dire che rappresenta l'apoteosi della cultura pagana e la perfezione della poesia di Orazio. E vi si parla di pace nel mondo, di lavoro nelle officine, nei campi, nelle scuole, mentre oggi si parla di guerre per portare la democrazia, di licenziamenti e disoccupazione, di inciuci, tangenti e privilegi. Queste toccanti parole ispirate al Carmen Saeculare di Orazio e la solenne musica di Puccini, entrambe scritte prima dell'avvento al potere del Fascismo, siano state relegate in soffitta solo perché adottate da un regime a lungo vilipeso e disprezzato, ma che ormai fa parte indissolubilmente della Storia italiana e mondiale e che, tuttavia, sembra prendersi la rivincita decretando la damnatio memoriae di tutto ciò che, anche casualmente o incidentalmente, avesse sfiorato, come se 2766 anni di Storia Romana dovessero essere cancellati. Ma questa, volenti o no, sarebbe una vittoria morale del Fascismo sul materialismo imperante.
21 aprile 2013 (Roberto Bevilacqua)

PARLAMENTO EUROPEO - Marionetta Papademos, i Greci alla disperazione e alla rivoluzione
Guardate questo video dell'intervento di Nigel Farage(GB) al P.E. Dobbiamo sentire da un inglese tali (giustissime) affermazioni!
7 aprile 2013 (Roberto Bevilacqua)

MANTOVA - Raccolta firme per la cartiera Burgo e l'art. 46 della Costituzione
Lo scorso 23 marzo, nella centrale Piazza Erbe, la locale Federazione del MS-Fiamma Tricolore ha tenuto un banchetto per raccogliere firme contro la chiusura della storica cartiera Burgo, in solidarietà con i 188 dipendenti, e per l'applicazione dell'art. 46 della Costituzione della Repubblica Italiana sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, disatteso da 65 anni.
Come mai in Italia i prezzi degli stessi prodotti sono 3 volte rispetto a quelli in Germania, dove gli stipendi sono nettamente più alti? Ma lì la Socializzazione delle medio-grandi imprese esiste per legge! Altro che clima di terrore dovuto alla contrapposizione tra capitale e lavoro, come quello instaurato da Marchionne in FIAT! La vera soluzione è la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende, responsabilizzando così i prestatori d'opera. Guarda video

31 marzo 2013 (Roberto Bevilacqua)

CISTERNA DI LATINA (LT) - Daniele Lembo è andato oltre
Lo scorso 17 marzo ci ha lasciato Daniele Lembo: un infarto ha interrotto la sua preziosa azione di documentazione storica di quelle radici che in troppi hanno reciso per rincorrere chimere senza ideali forti e quindi senza futuro. Sono rimasto incredulo apprendendo, solo dopo qualche giorno, della grave e improvvisa perdita di una persona che ha voluto tenacemente raccontare verità storiche dolosamente nascoste da oltre 60 anni. Figura di studioso generoso, gentile e sincero, dedicò impegno e studio alla Storia Vera del Novecento sconosciuta dai più e dall’ufficialità: così lo ricordo in tanti convegni, incontri e presentazioni di suoi libri. "Le cose hanno fine e principio" ammonì Ezra Pound: anche l'opera di Daniele Lembo è un incentivo non solo a proseguire, ma a inoltrarsi verso il “nuovo” sulla base della "antica fiamma inviolata". Onore all’Uomo, oltreché alla sua preziosa opera di ricerca; vicinanza ai suoi familiari, per quanto sia possibile lenire l’inconsolabile dolore. Ora riposa in pace accanto ai suoi cari nel Cimitero di Minori (SA).
22 marzo 2013 (Roberto Bevilacqua)




ROMA - Habemus Papam Franciscum
Lo scorso 13 marzo 2013, il Cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, classe 1936, è stato eletto 266º Papa della Chiesa cattolica e Vescovo di Roma. Ha scelto un nome significativo e importante: Francesco I; infatti è un Papa che ha sempre difeso i più deboli e viene da un paese che ha saputo opporsi ai poteri forti della finanza e rialzarsi, senza contare le radici e i legami stretti dell'Argentina con l'Italia. Speriamo bene!








10 marzo 2001 / 10 marzo 2013 - Ciao Massimino!
Massimo Morsello per sempre nei nostri cuori, al di fuori dei luoghi comuni, oltre ogni terrena ed effimera divisione.










ROMA - Un mese di cambiamenti
Si ricorderà a lungo il mese di febbraio appena trascorso, a partire dalle clamorose dimissioni del Papa, quali non si verificavano da oltre 700 anni, con il famoso gran rifiuto di Papa Celestino V, che abdicò nel dicembre 1294. Tale decisione, comunicata lo scorso 11 febbraio (proprio nel giorno dell’anniversario dei Patti Lateranensi del 1929), è operativa dalle 20 di ieri, dopo che Benedetto XVI si è affacciato per l'ultimo saluto ai fedeli sulla piazza antistante il Palazzo della residenza di Castel Gandolfo, rendendo la “sede vacante” e avviando così l’iter per l’elezione del nuovo Pontefice. Si può immaginare che l’ormai Cardinale Ratzinger avrà tirato un sospiro di sollievo al pensiero di non doversi occupare più dei preti pedofili, del celibato ecclesiastico, della gestione della banca Vaticana, lo IOR, solo per fare qualche esempio, anziché di tematiche spiritualmente più elevate e appropriate al ministero petrino. Ovviamente si ricorderà questo mese anche per gli stravolgimenti politici causati dalle ultime elezioni che hanno visto, soprattutto ma non solo, la sorprendente affermazione numerica del Movimento 5 Stelle quale ventata di consistente novità, ma che va attesa alla prova dei fatti poiché non è tutto oro ciò che riluce, oltre a quella decina di milioni fra non votanti, schede bianche e nulle che rappresentano ormai il primo partito. Sono scomparsi dal parlamento anche tanti vecchi dinosauri che tanti guasti e danni hanno causato, in primis quell’innominabile che dietro di se ha lasciato la distruzione di un’intera comunità umana, basata sui principi di socialità, tradizione e unità nazionale. Già, perché l’area politica che si richiama fondamentalmente a quei principi e valori, anche se con molti distinguo, si è presentata frazionata come non mai in precedenza sulla scheda elettorale, a causa dei vari egoismi, protagonismi e personalismi, senza riuscire a intercettare quel dissenso dei tanti disperati che hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo e quella voglia di ribellione a un sistema marcio, ormai al capolinea, basato sul massimo profitto di pochi e sul mercato globale. Tale insuccesso è solo in parte giustificato dalla faziosità e dal boicottaggio mediatici, dimostrato anche dal livore e dall’astio con cui i giornalisti, nelle poche conferenze stampa concesse, gentilmente si fa per dire, dalla “par condicio”, si sono rivolti ai rappresentanti di queste formazioni facendo le solite domande idiote su fatti di oltre 70 anni fa, sul colore delle camicie o su loro precedenti condanne per motivi politici (ma non per concussione, corruzione, falso in bilancio o truffa come tali odierni politicanti!). Peraltro, non è qui la sede di analizzare puntualmente le cause (UE, Euro, BCE, FMI, trattati di Maastricht e Lisbona, scippo della Sovranità Monetaria e Signoraggio, speculazioni pilotate da Goldman Sachs, Standard & Poor’s e Moody’s ecc...) del declino della “nostra” Italia e della “nostra” Europa, anche perché non si può pretendere di trovare con colpo di bacchetta magica il bandolo di una matassa così complessa, ma il campanello d’allarme era suonato già diversi anni fa e andava recepito, occorreva scuotersi, anziché tirare a campare cercando di coltivare il proprio orticello ormai sempre più arido, peraltro con metodi vetusti e non più efficaci. Occorreva, e oggi occorre ancor di più, privilegiare le proposte concrete, piuttosto che la ricerca di improponibili e improbabili alleanze con chi si era reso responsabile di tale sfascio economico, ancorché morale e valoriale, dando così l’impressione alla persone comuni di voler pensare più ai propri interessi che al bene della comunità nazionale; occorre un nuovo modo di stare con e per la gente, oltre i vecchi schematismi, oltre le superate nomenclature di “destra” e di “sinistra”, oltre lo schema partitico e oltre le pratiche clientelari di democristiana memoria: il sistema basato su tutto questo, benché resista ancora in diversi luoghi, mostra le sue crepe e quello del 25 febbraio è stato solo il primo scossone di avvertimento. Occorre capire che il punto di arrivo non può e non deve essere qualche scranno in parlamento o il rimborso delle spese elettorali, cose che ormai la gente della strada percepisce e afferra, perché altrimenti non vale nemmeno il discorso della tappa raggiungibile come trampolino per successivi obiettivi. Personalmente non mi sono impegnato in quest’ultima campagna elettorale, nonostante le offerte di candidatura provenienti da più parti e cortesemente declinate, poiché non esistevano gli approcci e i presupposti adeguati per affrontare in maniera decente ed efficace tale ennesima battaglia. Immagino che taluni non approvino e non condividano queste mie posizioni e modo di ragionare, ma spero che servano da stimolo a una profonda riflessione e anche a un tantino di autocritica da parte di qualcuno. Ora, dopo vari scandali, morti sul lavoro, ladrocini e rapine in danno del Popolo “sovrano”, in un mese avremo il nuovo Papa, il nuovo governo (forse) e più in là il nuovo Presidente. E altre scadenze incombono: teniamoci pronti…
1° marzo 2013 (Roberto Bevilacqua)

Giornata del Ricordo delle Foibe, in Italia, paese dell’accoglienza
A proposito del prossimo 10 febbraio, giornata dedicata al ricordo delle Foibe carsiche e dell’Esodo Istriano, Giuliano e Dalmata, a parte la retorica e le celebrazioni ufficiali più o meno sentite, è doveroso ricordare anche come furono accolti nella loro amata Patria gli esuli?
Così l’”Unità” di allora:
Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.”
I “comitati d’accoglienza” organizzati dal partito comunista contro i profughi all’arrivo in Patria furono numerosi. All’arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona gli esuli, donne vecchi e bambini, furono accolti con insulti, fischi, sputi e a tutti furono prese le impronte digitali. A La Spezia, città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del Lavoro genovese durante la campagna elettorale dell’aprile 1948 arrivò ad affermare:
in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani”.
A Bologna i ferrovieri aizzati dal sindacato, per impedire che un treno carico di profughi proveniente da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono lo sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla POA (Pontificia Opera Assistenza) e di ritirare almeno il latte per i molti bambini.
I profughi, due volte italiani per nascita e per scelta, non crearono mai, in nessun luogo dove essi trovarono rifugio, problemi di criminalità. Serve forse ricordare i nomi di alcuni di questi “banditi”: Ottavio Missoni, Abdon Pamich, Nino Benvenuti, Alida Valli, Enzo Bettiza, Orlando Sirola, … per non andare oltre.
Per finire, un confronto con l’attuale e persistente invasione di clandestini, comunitari ed extracomunitari, per constatare come sono cambiate le cose: senza dubbio saranno pure altri tempi, altre situazioni ma, forse, non anche altri comunisti?
9 febbraio 2013 (contributo ricevuto da Norberto Bergna e volentieri pubblicato)

ROMA - Dolores Tribussoni è andata oltre
Il 4 febbraio è venuta a mancare all'affetto dei suoi cari Dolores Tribussoni. Onore a una fedele militante dell'Idea fino al suo epilogo terreno. Uomini e donne di Fede sono cameratescamente vicini al marito Gennaro Gargiulo e ai suoi familiari. I funerali si celebreranno mercoledì 6 febbraio alle ore 10,00, nella Chiesa di San Pancrazio a Isola Farnese (La Storta).





SIENA - MPS, la banca dei “migranti”
Le recenti vicende giudiziarie che riguardano l’”allegra” gestione dei fondi in disponibilità dell’istituto bancario Monte dei Paschi di Siena stanno rivelando particolari sconcertanti in merito a come venivano utilizzati i risparmi dei comuni e ignari cittadini. Il MPS targato Giuseppe Mussari, suo ex presidente, dopo l’acquisizione della Banca Antonveneta, tramite la mediazione di Alessandro Daffina, responsabile di Rothschild in Italia, alla modica cifra di 9,3 miliardi di euro versati nel novembre del 2007 al Banco Santander, pagata da quest’ultimo solo due mesi prima 6,3 miliardi, quindi con un’enorme e sospetta plusvalenza, nel 2009 ha pensato bene di far quadrare i conti e i bilanci ricorrendo ai prodotti “derivati tossici”, quali «Santorini» e «Alexandria», che però hanno prosciugato le casse dell’istituto senese di quasi 600 milioni di euro. La filiale londinese di Deutsche Bank offrì di coprire il “buco” di oltre duecento milioni di euro dovuto a «Santorini» tramite una rateizzazione trentennale, con interessi, mentre per «Alexandria», invece, la banca d’affari giapponese Nomura, per il rientro del prestito di oltre 300 milioni di euro, pretese un accordo firmato dal contenuto oscuro (forse altri titoli “tossici” in cambio) e mai mostrato agli ispettori che Bankitalia, insospettita dalla diminuzione di liquidità del MPS, inviò nel 2010. E non erano gli unici affari con tali banche: infatti il verbale dell’ispezione che la Banca d’Italia, di cui all’epoca era governatore Mario Draghi, condusse sul Monte dei Paschi di Siena dall’11 maggio al 6 agosto 2010 recita testualmente “L’accertamento, mirato a valutare i rischi finanziari e di liquidità, ha fatto emergere risultanze parzialmente sfavorevoli” (in merito alla gestione dell’istituto bancario) e vi sono evidenziati “profili di rischio non adeguatamente controllati”, con riferimento a contratti relativi a pronti contro termine e allo scambio di flussi di cassa aventi la natura di interessi o in diverse valute su BTP, per complessivi 5 miliardi di euro, stipulati proprio con Deutsche Bank e Nomura. Questo verbale del 29 ottobre 2010 fu notificato all’allora presidente del MPS, Giuseppe Mussari, con l’invito a rispondere entro un mese ma, almeno fino a pochi giorni fa, non si aveva notizia di provvedimenti sanzionatori, in base alla vigente legislazione bancaria e finanziaria, a carico dell’istituto senese, bensì il direttorio di Bankitalia ha dato parere positivo sull’emissione di “Monti-bond” per 3,9 miliardi di euro in sostegno della banca medesima.
Ma il MPS non si è distinto solo per questa vicenda, al punto di dover ora ricorrere al sussidio dello Stato per tale cifra astronomica e porre in mobilità, pre-pensionamento se non addirittura licenziare circa quattromila dipendenti. Qualche tempo fa il progetto “Paschi senza frontiere” per la cooperazione con gli immigrati ha ricevuto i complimenti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale come “esempio virtuoso di sostegno alla cooperazione tra soggetti privati di differenti nazionalità” ovvero come meglio fare bella figura umanitaria con i soldi altrui. Infatti, i beneficiari di tale “esempio virtuoso” erano e sono tuttora i “migranti”, su indicazione caritatevole e pelosa del Partito Democratico, tramite la Fondazione Monte dei Paschi di Siena da esso gestita e controllata, che a sua volta controlla l’omonima Banca. Ad esempio, per inviare un bonifico generalmente si paga una commissione, ma al MPS gli stranieri sono esentati da tale pagamento. Inoltre, con il contributo della suddetta Fondazione, l’Università per Stranieri di Siena ha offerto per l’anno 2012 borse di studio (imposte di bollo comprese) per frequentare corsi di lingua, cultura italiana e per docenti d’italiano stranieri, con modalità differenziate. Infatti, con le borse di tipo “A” sono pagate per intero le tasse d’iscrizione al corso; con quelle di tipo “B”, oltre a dette tasse, viene remunerato il costo di un posto letto in stanza doppia presso una residenza universitaria; infine con quelle di tipo “C”, oltre ai benefit di cui sopra, viene omaggiato il costo del biglietto aereo A/R per paesi comunitari o extra-comunitari, fino a un massimo di € 300 o 600, rispettivamente. Questo significa che gli italiani per mandare i figli all’Università debbono pagare per intero esose tasse di iscrizione, libri di testo e l’affitto dell’alloggio, se fuori sede, mentre lo Stato trasferisce miliardi di euro al MPS che finiscono in parte per pagare studi, viaggi, alloggio e vitto agli studenti “migranti”. Altro esempio di carità pelosa sono i soldi (pubblici, per quanto sopra detto) sprecati in inconcludenti incontri, tavole rotonde, corsi d’integrazione e similari, ovviamente dedicati al fenomeno dell’immigrazione e ai “nuovi italiani”, in collaborazione con “Caritas”, “Migrantes” e “Fondazioni4Africa” di cui beneficiano “CASTO” (Coordinamento delle Associazioni di Senegalesi della Toscana), “ASP” (Associazione Senegalesi di Poggibonsi) e “FASET” (Federazione delle Associazioni di Senegalesi della Toscana), solo per fare alcuni esempi. In sostanza il MPS, come gli altri maggiori gruppi bancari, Intesa-San Paolo e Unicredit-Capitalia in testa, vogliono l’immigrazione, quindi la sostengono e la favoriscono sponsorizzando qualsiasi evento, fondazione e/o associazione in merito, non solo per fare un piacere a Caritas e varie, quindi allo Stato Vaticano e alla sua banca, lo IOR, ma forse anche perché sperano un domani, con una certa dose di ipocrisia e congiuntamente ai loro compari della grande industria, di poter usufruire di manodopera, anche qualificata, a basso costo. A questo punto non si capisce perché, visti i risultati fallimentari delle operazioni del MPS, insistere nel considerare indiscriminatamente gli immigrati come “risorsa”, quando finora si sono alquanto rivelati un costo che grava pesantemente sulle tasche degli italiani, suscettibili inoltre di distorcere il mercato del lavoro con una generale contrazione di salari e stipendi e del loro potere d’acquisto reale, anziché applicare criteri realmente meritocratici. Del resto auspicano l’immigrazione anche e proprio quei centri sociali, no-global e vari che, rivendicano occupazione e aumenti salariali, sbraitano contro le banche e i poteri forti, ma alla fine ne perseguono i medesimi obiettivi, inconsapevolmente o no, risultandone di fatto loro alleati. “La tua amica banca” si legge in qualche pubblicità; in altre parole, dateci i soldi che ve li sistemiamo noi!
3 febbraio 2013 (Roberto Bevilacqua)

TARANTO - Ilva, ambiente venduto
Dall’emblematico caso del polo siderurgico pugliese dell’Ilva, che conteggia attualmente quasi 10.000 occupati, emergono nuovi elementi, a conferma di un quadro della situazione che era peraltro immaginabile, come in altri casi simili in Italia, con politici corrotti e conniventi con un mondo fondato sugli affari e il massimo profitto, senza rispetto alcuno per l’ambiente e la salute pubblica. Infatti il Presidente della Regione, Niki Vendola, non poteva non conoscere i dati sul monitoraggio del benzo(a)pirene realizzato da Arpa Puglia, i cui livelli di emissione nel periodo gennaio-maggio 2010 erano triplicati. In base a intercettazioni della Procura nel luglio dello stesso anno, Girolamo Archinà, ex dirigente dell’Ilva, rimosso dopo i noti sequestri disposti dalla magistratura nello stabilimento tarantino, aveva ricevuto “in via confidenziale” dal capo di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, una e-mail contenente i dati ancora ufficiosi, sperando che rimanessero confidenziali. Ma i dati non rimasero tali, al punto che il sindaco di Taranto, Stefàno Ippazio, emanò un’ordinanza, scatenando le preoccupazioni ambientaliste e dell’opinione pubblica. Entrò così in scena Fabio Riva, vice presidente del gruppo Ilva, incontrandosi con Vendola e concordando con quest’ultimo un’azione dissuasiva basata sul “vendere fumo”: in sostanza, per i cittadini e i lavoratori l’azienda avrebbe dovuto manifestare l’intenzione di collaborare con la Regione Puglia che, a sua volta, avrebbe dovuto enfatizzare il rapporto istituitosi con le acciaierie di Taranto, quale esempio da seguire anche per altre aziende territoriali. Sempre secondo le indagini, Vendola avrebbe detto a un suo dirigente “… vai a dire ad Assennato che lui i dati non li deve utilizzare come bombe di carta che poi si trasformano in bombe a mano!”. Andava tenuto tutto nascosto: bell’esempio, non c’è che dire! Ma l’arroganza del “sistema Archinà” non finisce qui, perché occorreva “silurare” chi non collaborava. Infatti, davanti al Presidente della commissione ambiente, Donato Pentassuglia, consigliere regionale del Pd, rispondendo alla chiamata di Alberto Cattaneo, responsabile della comunicazione dell’Ilva, dice “…Non ho timore di dirti che mi trovo nell’Ufficio del Presidente della commissione Ambiente della Regione, il Dott. Pentassuglia, per cui mi sta sentendo in diretta che dobbiamo distruggere Assennato”. Ora a Taranto è la guerra di tutti contro tutti. Il provvedimento di sequestro del Gip Patrizia Todisco, in cui si evince che “solo la compiuta realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo individuate dai periti chimici e l’attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni” consentirebbe di mantenere aperte le linee di produzione, sarebbe stato ribaltato dal Tribunale del Riesame convertendo “la cautela reale in un sequestro con facoltà d’uso” e, pertanto, l’Ilva mira, tramite ricorso, ad annullare i provvedimenti del gip Todisco per evitare la chiusura dello stabilimento. I lavoratori dell’area a freddo, ferma a causa del sequestro dei materiali, si scontrano con quelli dell’area a caldo, ancora attiva, e con i “padroncini” addetti ai trasporti delle merci, come in una guerra fra poveri nella quale anche i sindacalisti più anziani e stimati dell’azienda non sanno più che pesci prendere. Insomma, un grande (e tragico) pasticcio all’Italiana, che poteva essere evitato intervenendo per tempo, in cui adesso al popolo non rimane altro che scegliere se morire di inquinamento e di cancro oppure di disoccupazione e di fame. Con l’azienda socializzata, in cui gli impiegati partecipino attivamente alla gestione e agli utili societari, probabilmente non si sarebbe arrivati al punto di vedersi pignorare l’esistenza: quella che è mancata in tanti decenni è la determinazione e la volontà politica di imporre la socializzazione per legge, ma presto potrebbe diventare una necessità ineluttabile.
26 gennaio 2013 (Roberto Bevilacqua)

Il piano Kalergi per l’Unione Europea
Quei complessi fenomeni che oggi la propaganda mediatica vorrebbe far apparire falsamente come un qualcosa di inevitabile nella storia, ad esempio l’immigrazione di massa le cui cause sono abilmente celate dal Sistema, sono in realtà frutto di un piano studiato a tavolino e preparato da più di mezzo secolo per distruggere completamente la cultura, le tradizioni e il volto stesso dell’Europa. Uno dei principali ideatori del processo d’“integrazione” europea fu anche colui che pianificò di fatto l’annichilimento programmato dei popoli europei. Si tratta del boemo Richard Nikolaus di Coudenhove Kalergi, figlio di un diplomatico austro-ungarico e di una nobile giapponese, personaggio probabilmente quasi sconosciuto alla grande massa, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto, e nel 1922 fondò a Vienna il movimento “Paneuropa”, descritto nell’omonimo libro, che mirava all’unificazione europea costituente il primo passo verso l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. Fra le due Guerre Mondiali, con l’ascesa dei movimenti nazionali in Europa, tale piano subì una battuta d’arresto e l’unione Paneuropea fu costretta a sciogliersi; ma dopo il 1945 Kalergi, grazie a una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith (in ebraico “figli dell’alleanza”, fondata a New York nel quartiere di Wall Street) e di importanti quotidiani come il “New York Times”, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti che vede in esso il mezzo più idoneo per imporre l’egemonia statunitense sui nuovi territori occupati, già martellati da massicci e intensi bombardamenti, guarda caso, anche su città d’arte e cultura come Dresda, Firenze e Venezia, ed eliminare definitivamente il Vecchio Mondo, sia come concorrente commerciale, sia come rivale politico. Agli europei però bisognava far credere che la piovra che stava per stendere i suoi tentacoli sulle loro teste fosse frutto di una libera volontà e non imposta dall’esterno con la forza. Questo progetto di federalizzazione degli Stati, avente come meta finale la mondializzazione, faceva sì che in un’“Europa unita” la Germania non rappresentasse più una minaccia, poiché gli “Stati Uniti d’Europa” non miravano a essere una federazione di popoli, ma un’unità sterile, cementata solo da scambi commerciali tra nazioni private della loro sovranità e demilitarizzate: in pratica un’unica entità costituita da Stati di fatto non più sovrani. Il piano ideato inizialmente nel 1944 da Henry Morgenthau Jr. (Segretario al tesoro statunitense sotto la presidenza Roosevelt) aveva lo scopo di convertire la Germania in un paese a vocazione soprattutto agricola e pastorale, tramite misure drastiche, quali la divisione in due stati indipendenti, l’internazionalizzazione o annessione alle nazioni vicine dei principali centri industriali ed estrattivi tedeschi, comprese le zone della Saar, della Ruhr e della Slesia Superiore, lo smantellamento di tutta l'industria pesante e una forte limitazione nella produzione dell’acciaio, che si risolsero nella diffusione di fame e malattie tra la popolazione tedesca, al punto da provocare l’intervento di organizzazioni umanitarie. Pertanto, anche per effetto delle pressioni di Churchill, il piano Kalergi sostituì quello Morgenthau e l’Europa si apprestò a diventare un grande mercato con una moneta unica dove tutte le frontiere sarebbero state abolite. Una volta aperte le porte dell’immigrazione i Popoli del Vecchio Continente sarebbero stati poco a poco cancellati, sommersi da un fenomeno immigratorio incontenibile e inarrestabile che avrebbe finalmente spazzato via dalla storia non solo gli odiati tedeschi ma tutti i Popoli europei con le loro specificità e peculiarità, sostituendoli con masse di meticci incapaci di ribellarsi al nuovo Governo Mondiale. Kalergi avrebbe così realizzato il suo sogno che portava avanti sin dagli anni venti. Riflettendo attentamente, sembra proprio che il piano Kalergi si sia alla fine realizzato: gli europei, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici, sono naufragati nel meticciato. I sistemi di “informazione multietnica” hanno plagiato e convinto a rinnegare le proprie origini e identità etniche. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema: é stata, è e sarà la battaglia del sangue contro l’oro. No all’Europa di Kalergi, del gruppo Bilderberg, della Banca Centrale Europea e dei mercanti, sì all’Europa dei Popoli e delle Nazioni, riaffermandone le Tradizioni.
29 dicembre 2012 (Saverio Galeotalanza/Roberto Bevilacqua)

MILANO - Manlio Sargenti è andato oltre
Lo scorso 21 dicembre è venuto a mancare il Prof. Manlio Sargenti, già Capo di gabinetto del Ministero dell’Economia Corporativa della Repubblica Sociale Italiana e principale artefice del Decreto Legislativo del 12 febbraio 1944, n .375, sulla Socializzazione delle imprese. La sua scomparsa rappresenta la perdita di un importante simbolo per tutta la comunità che si riconosce nei valori Nazionali e Popolari, nell'attualità dello Stato Sociale. Ai familiari vanno le mie sentite condoglianze e di tutta l’Associazione Popolo. I funerali si svolgeranno sabato 22 dicembre a Milano.
21 dicembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

INDIA - Marò in Italia per il Natale: ora ci rimangano!
Finalmente l'Alta Corte del Kerala ha concesso ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone l'autorizzazione per recarsi a casa durante il periodo natalizio. I militari di scorta al cargo italiano Enrica Lexie il 15 febbraio scorso, arrestati e trattenuti in India con l’accusa di avere ucciso due pescatori scambiati per pirati in acque internazionali dell’Oceano Indiano, avranno quindi una licenza di due settimane a decorrere dalla loro partenza. L'Alta Corte, dopo aver ricevuto tramite i legali dei due fucilieri le ulteriori garanzie chieste alla Repubblica italiana, ha stabilito anche una cauzione di 60 milioni di rupie, pari a poco più di 825mila euro. Occorrerebbe ora sapere quali siano queste garanzie poiché, se si trattasse di perdere solo tale “fideiussione”, pari a circa 1,4 centesimi di euro per ciascun contribuente italiano, varrebbe quasi la pena che il ministro degli esteri Giulio Terzi non rispetti l’impegno di far rientrare in India i due marò dopo la Befana del 2013. Certo è che i tanti italiani tuttora in India, detenuti o meno, rischierebbero pesanti ritorsioni; pertanto, l’auspicio è una logica soluzione diplomatica che riporti la competenza del giudizio nel Bel Paese, tenendo presente che i relativi fatti si sono svolti in acque internazionali. La logica sarebbe questa, se la considerazione all’estero dell’Italia avesse una parvenza di dignità e credibilità, non solo compromesse dal risibile teatrino della politica interna, ma anche svendute in cambio di appalti e concessioni nella logica delle delocalizzazioni industriali da imprenditori privati senza scrupoli. Le conseguenze del mercato globale sono anche queste.
20 dicembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Falsità, idiozie e sperpero di denaro pubblico / LITTORIA (Latina) compie 80 anni
Qualcuno ha assistito ieri in prima serata su Rai1 a due ore di banalità demenziali pagate fior di migliaia di euro dal Popolo Italiano, con il canone Rai, a tal Roberto Benigni. A parte gli elogi a una Costituzione della Repubblica Italiana per lo più disattesa e mai applicata appieno nei suoi principi fondamentali, ancorché vetusta e superata come le “disposizioni transitorie” in vigore da 65 anni dimostrano, sono apparse soprattutto fuori luogo le lodi agli estensori della stessa, che altro non stati se non i promulgatori di un testo in larga parte dettato dai vincitori del secondo conflitto mondiale, come naturale conseguenza del Trattato unilaterale di pace imposto e firmato a Parigi il 10 febbraio del 1947. Dove sono, ad esempio, il diritto al Lavoro e l’uguaglianza di fronte alla Legge? Sono state sempre e comunque tutelate l’Unità d’Italia e la Bandiera Nazionale (o, piuttosto, vilipese)? E’ stato mai applicato l’articolo 46 sulla Partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale? E l’articolo 47 sulla tutela del risparmio, sul controllo dell'esercizio del credito, sull'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e all'investimento azionario nei grandi complessi produttivi? Questi sono solo alcuni dei quesiti in materia, finora senza risposta, mentre dall’altra parte del mondo, in una delle Nazioni sconfitte alla fine dell’ultima guerra mondiale, il già primo ministro Abe, vincitore delle ultime elezioni politiche in Giappone, accingendosi alla guida del governo, propone l’ipotesi di rinegoziare proprio l’analogo Trattato di pace impostogli l'8 settembre 1951 a San Francisco. A tal proposito, l’Italia, dopo aver dichiarato guerra alla Germania e al Giappone il 13 ottobre 1943, non ha mai più stipulato la pace con essi: siamo ancora in guerra con queste nazioni?
Scherzi a parte, oggi, per chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato, è l’80° anniversario della fondazione di Littoria (ora Latina, nome derivante da Latinia, anch’esso imposto dai suoi “liberatori” nel 1944), città edificata dal nulla sulla palude in meno di sei mesi, che ora conta 120 mila abitanti: allora i fatti, oggi solo le parole. L'impressione è quella di un Paese che, complice il suo Presidente, Giorgio Napolitano, continua a voltarsi indietro nell'ostinazione di non voler guardare avanti al futuro. Qualcuno forse osserverà che anche noi diciamo solo parole; ma le idee e le proposte le abbiamo e presto troveremo il modo di applicarle in concreto.
18 dicembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Guido Mussolini è andato oltre
La scorsa notte è deceduto Guido Mussolini, figlio di Vittorio, nipote del Duce. Alla moglie Annamaria e agli altri familiari si esprime vicinanza per la grave perdita. I funerali si svolgeranno martedì 4 dicembre alle ore 14,30, nella Chiesa di S. Roberto Bellarmino in Piazza Ungheria (quartiere Parioli) a Roma.
2 dicembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

NEW YORK (USA) - L’ONU apre alla Palestina
Lo scorso 29 novembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a larga maggioranza (138 voti su 193) il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro. Di rilievo è il fatto che quasi l’80 % degli europei sia in favore dello stato palestinese: infatti, Austria, Danimarca, Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera, oltre a molti altri, hanno votato a favore, mentre Germania e Regno Unito si sono invece astenuti. Nel conto finale solo 9 paesi hanno votato contro, fra cui Stati Uniti e Israele, che dapprima hanno sostenuto come tale riconoscimento avrebbe costituito una minaccia per la pace, e poi, a votazione effettuata, come si trattasse solo di un voto simbolico: ma allora perché hanno cercato in tutti i modi, comprese probabili minacce economiche ai leader europei, di ostacolarlo? Indubbiamente è una tappa di rilevante importanza per il popolo palestinese, ma anche un passo in avanti per la pace in Medio Oriente, nonostante il premier israeliano Netanyahu, ovviamente, sostenga il contrario. Anche il presidente americano Obama avrà deluso non pochi dei suoi sostenitori, cedendo obtorto collo alle pressioni d’interessi vari e, soprattutto, di lobbies economico-finanziarie molto potenti. Una coincidenza: tale voto all’ONU giunge esattamente 65 anni dopo quello sulla spartizione della Terra Santa in due Stati (29 novembre del 1947), che riconobbe di fatto però solo lo Stato del popolo ebraico, e mentre si stanno ancora seppellendo i morti di Gaza, frutto dell’ultima ondata di violenze fra Israele e Hamas di pochi giorni fa. Dopo decenni in cui i palestinesi hanno sofferto a causa della dittatura militare israeliana, con ogni sorta di sopruso e di vessazione, dal controllo dei loro spostamenti, delle fonti idriche ed energetiche, fino alla negazione dei loro più elementari diritti, la Palestina guadagna quella dignità e quel riconoscimento internazionali negati per più generazioni. Il voto positivo dell’Italia, che ha deciso finalmente in base a considerazioni umanitarie e oggettive, nonché del principio di autodeterminazione dei Popoli e di opportunità per la pace duratura, ha peraltro scatenato le reazioni scomposte di certa stampa come “Il Giornale” che ha titolato a sproposito, censurando astiosamente il voto italiano, con rigurgiti di razzismo e odio, negando i dati di fatto, la logica e gli oltre 2000 anni di storia della Terra Santa, come se solamente Israele avesse il diritto di essere “Stato” in quel territorio mentre la Palestina non fosse degna nemmeno di essere rappresentata in seno all’ONU. L’Italia invece ha dato un primo, anche se piccolo, segnale di dignità, non cedendo ai ricatti economici cui sono soggetti quasi tutti gli Stati del pianeta, USA compresi come sopra accennato. Forse anche la crisi economica, che ha evidenziato i nervi scoperti del mercato globale, ha finalmente fatto prendere coscienza a molti governi che la situazione non è più sostenibile, affermando il primato dell’uomo sul denaro, del sangue sull’oro (come si diceva in altri tempi…). Insomma, non è più vero che chi abbia in mano i soldi debba per forza vincere! E’ certo comunque che il nuovo Stato della Palestina avrà accesso a molti trattati e organizzazioni internazionali da cui era stato sempre escluso, come la Corte Penale Internazionale; probabilmente la preoccupazione fondamentale di Israele è proprio questa: i palestinesi potrebbero portarlo davanti a tale Corte per denunciare la questione dei Territori Occupati e delle numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu non rispettate a tal proposito. E proprio dal medesimo Consiglio di Sicurezza il presidente dell’ANP Abu Mazen si aspetta il prossimo passo, ancora più ambizioso e simbolico ma irto di ostacoli e difficoltà: ottenere il nulla osta alla Palestina come Stato membro dell'Onu, che deve fare i conti con il probabile veto degli USA. Comunque sia l'appello lanciato dal Segretario Generale dell'Onu, Ban ki-Moon, a israeliani e palestinesi "E' giunta l'ora di rianimare il processo di pace" è chiaro e fa ben sperare per il futuro di un dialogo costruttivo. Inoltre tale vittoria diplomatica dei palestinesi avrà probabili ripercussioni sulle numerose pulsioni nazionaliste e identitarie che i guasti e le falle del mondialismo hanno già provocato e ridestato: si pensi ai tanti fantasmi di Stato disseminati in tutto il mondo. Ad esempio il Kurdistan, che avrebbe dovuto divenire Stato con la fine dell’Impero Ottomano, quindi circa 90 anni fa, senza però mai nascere, conta 14 milioni di curdi in Turchia, 5 milioni in Iraq, 5 milioni in Iran e un milione in Siria, per un totale di ben 25 milioni di curdi (i palestinesi sono “solo” 5 milioni) che vivono sognando una loro patria, e collegato a questo c’è l’Armenia, il genocidio del cui popolo ad opera di estremisti curdi fu istigato a suo tempo dalla Turchia. Ma ci sono tante altre situazioni di instabilità, anche se con diverse gravità e sfumature, come nell’Irlanda del Nord, nei Paesi Baschi, in Catalogna e tutte quelle comprese fra l’Europa sud-orientale e l’Asia, in un’area di enorme interesse geopolitico, per via delle risorse energetiche e di materie prime, per arrivare alla prepotenza cinese in Tibet e al Kashmir. La storia ha insegnato che tali trasformazioni non sono sempre immaginabili e razionali né, tantomeno, semplici modifiche alle cartine geografiche, bensì sono qualcosa di molto più complesso influenzato da moti e spinte di cui è difficile prevedere il punto di arrivo. Di certo in tali processi di cambiamento l’industria degli armamenti svolge, purtroppo, un ruolo fondamentale in virtù dei colossali interessi economici coinvolti: anche questo è un frutto della globalizzazione e dello sfrenato liberismo, spacciando per “crescita” ciò che è in realtà ricerca del massimo profitto e sfruttamento dei più deboli. E’ ancora una volta la guerra del sangue contro l’oro.
1° dicembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Questa politica “un senso non ce l'ha”
Il teatrino della politica italiana, dopo lunga e indecente gestazione, sembra aver partorito la data delle votazioni per il rinnovo dei Consigli regionali scioltisi in Lazio, Lombardia e Molise per scandali vari o pasticci elettorali. Infatti, in un comunicato del Quirinale, diffuso al termine dell'incontro svoltosi lo scorso 16 novembre tra il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio, Mario Monti, e i Presidenti di Camera e Senato, è stata ritenuta appropriata e opportuna la contemporaneità delle elezioni nelle suddette tre regioni il 10 e 11 marzo 2013. Ma per l’“election day”, in altre parole l’accorpamento con le elezioni politiche e comunali, ci sono diverse riserve, in particolare, aspettare le approvazioni della legge di stabilità, quella di bilancio per il 2013 e, soprattutto pervenire alla riforma della legge elettorale con “regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilità di governo” con riferimento alle “aspettative dei cittadini per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento”. In primo luogo, sinceramente non si comprende come l’attuale menefreghista classe politica, sempre pronta a levare gli scudi in difesa dei propri interessi di parte, come appunto le stucchevoli discussioni, persistenti ormai da diversi anni, sulla riduzione dei privilegi ai parlamentari e sulla modifica della legge per l'elezione di Camera e Senato dimostrano, possa giungere a un effettivo coinvolgimento dei cittadini nella scelta degli eletti in Parlamento. Il sistema, infatti, è marcio fin dalle radici perché, preferenze sì o no, sbarramenti sì o no, saranno sempre e comunque le segreterie dei partiti a stilare le liste dei candidati, scelti in un’ampia rosa di “politici di professione” che spesso non saprebbero fare altro nella vita se non gabbare gli ormai non più tanto ignari elettori con fiumi di parole spese al vento. Il “politico di professione” non ha senso di persistere oltre, ma per arrivare alla meta occorrerebbe una profonda riforma costituzionale, questo è il problema fondamentale, che consenta un’effettiva partecipazione delle categorie produttive e lavoratrici alle assemblee istituzionali. D’altro canto lo Stato, anche in virtù della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ha concesso un alto livello di autonomia normativa e regolamentare alle regioni, rinunciando, oltretutto, alla prerogativa di poter commissariare tali enti che pur ne avrebbero bisogno, e per un lasso di tempo anche di un anno o più, visti gli antefatti che hanno portato a questa situazione. Invece si deve correre nuovamente alle urne, almeno due anni prima della scadenza naturale, con grande gioia dei consiglieri regionali uscenti che, pur nel contesto dimissionario, vedono prorogare i loro generosi emolumenti fino alla data delle votazioni, e ovviamente dei candidati che potranno presentarsi agli elettori come salvatori della Patria. Occorrono, insomma, il coraggio e la volontà di cambiare radicalmente registro e mettere mano a una Costituzione ormai ampiamente datata e che comprende, fra l’altro, ancora “Disposizioni transitorie” imposte dai “liberatori” e in vigore da quasi 65 anni. In una Nazione seria che si rispetti tutto questo non accadrebbe; ecco perché, parafrasando Vasco Rossi, questa politica “anche se tante cose un senso non ce l'ha”.
19 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Obbligatorio l’inno di Mameli: lo studino anche i politici
Tornano i sensi di colpa, specie da parte dei massimi vertici istituzionali, nel non aver tutelato in passato (anche recente) l’identità e la stessa integrità nazionali, praticando prima la propaganda della lotta di “classe”, contrapponendo questo concetto internazionalista a quello fondamentale di “patria”, e poi una politica buonista-lassista nei confronti dell’immigrazione clandestina, infine perseverando nello status di paese “Nato-colonizzato”. Si torna quindi a parlare dell’Inno Nazionale, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro Mameli, conosciuto anche come Fratelli d’Italia dal suo verso introduttivo, che d’ora in poi dovrà esser studiato e cantato nelle scuole italiane, essendo stato approvato in via definitiva al Senato, con il solo ovvio voto contrario della Lega Nord, il DdL che lo introduce nei programmi scolastici. Il 17 marzo di ogni anno, inoltre, è stato istituito il «Giorno dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera», allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l’identità nazionale. Non c’è male come livello d’ipocrisia da parte di una classe politica che ha sostanzialmente abdicato e ceduto ad altri la sovranità nazionale, sotto le minacce e le pressanti richieste del Consiglio UE, della Commissione Europea e, soprattutto, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Fesserie a parte del Carroccio, che ha definito l’iniziativa «antistorica», «ideologica» e, addirittura, «illiberale» e «totalitaria», si formula una proposta concreta: far studiare e cantare l’Inno di Mameli a tutti gli eletti e nominati fino ai massimi vertici dello Stato prima del loro insediamento. Se poi qualche Deputato, Senatore, Presidente del Consiglio o Ministro “stecca” la recita, torni a studiare per ripetere la prova fino all’esito positivo, come si fa a scuola e nelle università (a proposito: perché Mario Monti non l’ha cantato prima della finale europea di calcio fra Italia e Spagna? Forse non conosceva le parole? O, probabilmente, conosce meglio gli inni del gruppo Bildberger e della Goldman Sachs?). A proposito di Roberto Castelli, “convinto che Metternich avesse ragione” nel dire che “La parola Italia è un’espressione geografica… “, oggi alla luce dei fatti si potrebbe piuttosto affermare che “Le Regioni sono un’espressione geografica”, poiché come enti si sono rivelati inutili, dannosi e dispendiosi per l’erario dello Stato, oltre che pessimo esempio di come amministrare e gestire la cosa pubblica. Altro che federalismo!
12 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

Italia, zerbino dell'Eurozona
Ecco come ci considera e ci tratta la BCE: la Decisione 2011/21 (allegata) impone i quantitativi massimi in milioni di euro che ogni Stato dell'eurozona è autorizzato a coniare per l'anno 2012, ovvero monete metalliche di valore nominale fino a 2 euro sulle quali ogni Stato membro incassa il diritto di signoragggio, diversamente rispetto alle banconote il cui diritto spetta esclusivamente alla BCE. Austria, Belgio e Spagna, con una popolazione molto inferiore all'Italia, ne possono produrre più del Bel Paese che ha un tetto di 128 milioni, la Francia più del doppio, per non parlare della Germania, re indiscusso dell'Euro che può raggiungere quota 668. Ma da chi è controllata la Banca d'Italia? Da "altri", dalle banche estere e questi sono i risultati che portano all'usura legalizzata. Grazie all'"italiano" Mario Draghi. Testo della decisione
10 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - Petizione: verità per Emanuela Orlandi, via i veli dell'omertà clericale!
In merito al rapimento della cittadina vaticana Emanuela Orlandi, avvenuto nel lontano giugno 1983, il fratello, Pietro Orlandi, ha indetto una petizione per chiedere al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Papa Benedetto XVI, che venga aperta un’indagine, interna allo Stato Vaticano, sul sequestro della medesima. Testo della petizione * * * Adesione
7 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

RECENSIONI - Assi Sommergibili (O. Ferrara) * * * L'ultima colonia (A. Rosselli) * * * Regia Aeronautica (D. Lembo) * * * Regia Marina (D. Lembo)

ROMA - Contestatori in ritardo
La scena è stata veramente pietosa: insulti verso l'Innominabile a un funerale, quello di Pino Rauti, da molti di quelli che hanno goduto e lucrato, allineati e coperti, per 15 anni delle falsità, delle idiozie e delle malefatte del medesimo "Gianfry". Rammento una situazione simile in occasione della scomparsa di Tony Augello, capogruppo al Comune di Roma: era aprile del 2000, nella Chiesa dell'Ara Coeli al Campidoglio, gremita dalle stesse persone presenti lo scorso 5 novembre nella Basilica di San Marco, l'Innominabile ricordò alla platea il profilo del defunto senza che alcuno osasse contestarlo ma, anzi, un lungo applauso salutò la fine del discorso funebre. Eppure già c'era stata l'abjura di Fiuggi del 1995, il "badoglista" si era pronunciato sul "male assoluto" e a favore del voto agli immigrati, aveva confermato la sua profonda convinzione antifascista con mille altre uscite demenziali. Sarebbe dovuto essere abbastanza, per chi avesse avuto almeno un po' di coerenza ideale, invece in tanti, molti, hanno preferito la carriera di deputati, senatori, assessori, presidenti di commissioni varie e quant'altro, accorgendosi piuttosto in ritardo (e dopo il voltafaccia al Cavaliere...) di chi fosse quel figuro. Comunque i modi e il luogo sono stati alquanto inopportuni: mi è quasi sembrata una gazzarra organizzata "ad hoc"... Altri hanno dimostrato la loro coerenza e dignità rifiutando da sempre compromessi e facili carriere, ma hanno potuto continuare il loro cammino a testa alta.
6 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua- “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - Si è spento Pino Rauti
Lo scorso 2 novembre, è venuto a mancare all’età di 86 anni Pino Rauti. Combattente della Repubblica Sociale Italiana, tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano nel 1946, poi del Centro Studi Ordine Nuovo nel 1954, Segretario Nazionale del MSI-DN dal 1990 al 1991, Rauti diede vita al Movimento Sociale Fiamma Tricolore dopo il congresso dell’abjura di Fiuggi nel 1995 e, nel 2004, al Movimento Idea Sociale. Deputato alla Camera, rappresentò l’Italia al Consiglio d’Europa, fu Parlamentare Europeo fino al 1999; come giornalista, collaborò a “Il Tempo”, fu Direttore del periodico e poi quotidiano “Linea”, autore di diversi saggi tra cui “Le idee che mossero il mondo”. Al di là di errori e incomprensioni nella sua lunga attività politica, Rauti va ricordato anche per le sue sempre lucide analisi e proposte in campo economico e sociale, fra le quali si sottolineano, a titolo di puro esempio, i Lavori Socialmente Utili (LSU) e i Lavori di Pubblica Utilità (LPU); scompare con lui un personaggio sicuramente di fondamentale importanza nell’area Nazional-Popolare oltreché di rilevante spessore culturale. Le esequie funebri si svolgeranno lunedì 5 novembre alle ore 12,30 nella Basilica di San Marco in Roma (Piazza Venezia).
3 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua)

Halloween e la mattanza del benessere
La trascorsa notte di Halloween del 1° novembre, ha dato modo di registrare un bollettino di morti e feriti fino a poco tempo fa degno della sola notte di Capodanno. Ma i tempi cambiano e le mode avanzano; accade così che una festività non ufficiale, fino a poco tempo fa sconosciuta ai più, sia celebrata un po’ in tutto il mondo occidentale, soprattutto negli ambienti giovanili. La ricorrenza di Halloween, nel suo significato originario di origine celtica-irlandese, era quella dell’esorcizzazione e dell’allontanamento degli spiriti maligni; poi con la sua importazione negli States assunse un carattere goliardico e festaiolo, come spesso accade nelle enfatizzazioni tipicamente americane, e infine, come ogni cosa che fa tendenza (o come dicono i colonizzati trendy), ritornò nel vecchio continente influenzata e distorta dall’impostazione yankee. Considerando poi come tali mode attecchiscano in una società contemporanea quasi del tutto priva di valori di riferimento, affetta da un cronico processo di degenerazione e decadimento morale a cominciare dai suoi vertici politici, economici, finanziari, religiosi e di ogni altro genere, sottoposta al bombardamento psicologico di idiozie e stupidità demenziali diffuse tramite i media e via internet, non ci si deve stupire più di tanto se quella che doveva essere una “festa” diventi ulteriore spunto e occasione per mattanze e istinti deviati. Se poi la goliardata di un petardo causa il ferimento grave di due giovani a Verona o la morte di tre coetanei nella calca di una discoteca madrilena, se tali presunte “messe nere” e altri pseudo - riti sacri o esoterici, realizzati per il gusto del divertimento o di qualcosa di “diverso”, causano direttamente o indirettamente la perdita di altre vite umane, come accaduto a una quindicenne sul lago di Bracciano, da ultimo di una lunga serie di casi simili, indiscutibilmente certe mattanze non sono colpa di Halloween. Le stesse potrebbero, infatti, verificarsi in un qualsiasi altro giorno, per esempio durante un rave party e, su vasta scala, in occasione di altre ricorrenze festaiole, ma la responsabilità indiretta di aver importato tali “occasioni” rimane. Proprio la necessità di fare qualcosa di “diverso” per ingannare la noia, fino a commettere qualche cavolata più o meno grave, pure ritenendo tali eccessi circoscritti a una minoranza, è il sintomo di un disagio e di una deriva nel mondo giovanile occidentale che contrasta profondamente con i problemi di sopravvivenza, quindi di ben altra natura, riguardanti giovani appartenenti al “sud” mondiale. A questo ha portato la contaminazione del cosiddetto “benessere”: non che sia meno grave costatare il contemporaneo verificarsi, in diverse parti del mondo, di guerre tribali per il controllo di un territorio e delle sue risorse vitali o di guerre sante con movente (in parte) religioso e le conseguenti stragi di tanti adolescenti, ma trova, se non altro, una sua parziale giustificazione. Con i tempi che corrono e i venti di crisi che spirano, anche i giovani “occidentali” avranno presto altro cui pensare: le proteste ad Atene e nella stessa Madrid sono antesignane di scenari preoccupanti e dallo sbocco incerto.
2 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

90° Anniversario della Rivoluzione che ridiede dignità all'Italia
"Nè contro gli agenti della forza pubblica marcia il Fascismo, ma contro una classe politica di imbelli e di deficienti che da quattro anni non ha saputo dare un governo alla nazione. Le classi che compongono la borghesia produttrice sappiano che il Fascismo vuole imporre una disciplina sola alla nazione e aiutare tutte le forze che ne aumentino l'espansione economica e il benessere. Le genti del lavoro, quelle dei campi e delle officine, quelle dei trasporti e dell'impiego, nulla hanno da temere dal potere Fascista. Saremo generosi con gli avversari inermi; saremo inesorabili con gli altri. Il Fascismo snuda la sua spada lucente per tagliare i troppi nodi di Gordio che irretiscono e intristiscono la vita italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo spirito dei nostri cinquecentomila morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci accoglie, una passione sola c'infiamma: contribuire alla salvezza e alla grandezza della Patria". Tali parole sono lontane nel tempo, ma appaiono quasi attuali... Approfondimento * * * Omaggio
28 ottobre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

GINEVRA (CH) - Alberto Bernardino Mariantoni è andato oltre
Incredulo e senza parole. Questa la sensazione mista a una grande tristezza per la notizia di tale grave perdita, appresa casualmente sul web la sera del 23 ottobre. Avevo visto Alberto lo scorso 18 settembre 2012 alla presentazione del suo ultimo libro «Le storture del male assoluto» (Herald Editore, Roma, 2011) e di nuovo alla fine del mese, intrattenendomi a parlare lungamente con lui dei suoi progetti dei suoi prossimi libri. Trasparivano dai suoi racconti e dal suo modo di comunicare una vitalità e una lucidità, sempre mirate a combattere per un mondo più giusto e leale, contro le distorsioni del libero mercato e del “politicamente corretto”, che per nulla facevano presagire un tale epilogo.
Laureato in Scienze Politiche e specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del Vicino Oriente, con Master in Vicino e Medio Oriente, era politologo, economista, scrittore e giornalista, è stato per più di vent’anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni di «Panorama». Ha collaborato con prestigiose testate nazionali e internazionali, quali «Le Journal de Genève», «Radio Vaticana», «Avvenire», «Le Point», «Le Figaro», «Cambio 16», «Diario de Lisboa», «Caderno do Terceiro Mundo», «Evénements», «Der Spiegel», «Stern», «Die Zeit», «Berner Zeitung», «Il Giornale del Popolo», «Gazzetta Ticinese», «24Heures», «Le Matin», «Al-Sha’ab», Al-Mukhif Al-Arabi», nonché «Antenne2», «Télévision Suisse Romande», «Televisione Svizzera Italiana», pertanto “giramondo” esperto di politica estera e di relazioni internazionali, con particolare riferimento ai paesi arabi e musulmani, dell’Africa centrale e occidentale. Ha al suo attivo anche molte inchieste e reportages in zone di guerra e di conflitti politici, oltreché essere autore di oltre trecento interviste a protagonisti politici e istituzionali dei paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale, nonché docente presso la Scuola di Formazione continua dei giornalisti di Losanna. Fra le sue opere figurano anche «Gli occhi bendati sul Golfo» (Jaca Book, Milano 1991), «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (Pygmalion, Paris, 1992), con AA.VV. «Una Patria, una Nazione, un Popolo» (Herald Editore, Roma 2011), con AA.VV. «Nuova Oggettività - Popolo, Partecipazione, Destino» (Heliopolis Edizioni, Pesaro, 2011). Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese.
Cito una sua riflessione: “A mio giudizio, abbiamo quella illudente e fuorviante percezione della nostra esistenza, in quanto continuiamo testardamente e inconsapevolmente a volere assolutamente leggere o interpretare la realtà che ci contorna, attraverso le lenti deformanti e snaturanti della “visione ideologica” della vita e della storia”.
Non si arrese mai alle avversità della vita, che pure tante ne affrontò, oltretutto ipocritamente criticato e isolato da un “certo” ambiente, ma senza esserne scalfito, quale uomo di cultura e statura superiore. Onore al Camerata Alberto Mariantoni, che riposi in pace nel Walhalla dei giusti.
23 ottobre 2012 (Roberto Bevilacqua)

MONZA - Ci ha lasciato Fiorenzo Magni Il "Leone delle Fiandre"
19 ottobre 2012 (Roberto Bevilacqua)

ROMA - Legge di Stabilità, fra giungla fiscale e ruberie legalizzate
Nel dedalo di modifiche ad aliquote, detrazioni e deduzioni, con l’introduzione del tetto di spesa e della franchigia, i già tartassati contribuenti italiani dovranno eseguire un gravoso esercizio di ragioneria per determinare come compilare il prossimo modello “Unico” o “730” e, in particolare, quanto pagare all’erario dello Stato. Infatti il taglio delle prime due aliquote Irpef (23% e 27%) di un punto percentuale, inserito nel disegno della nuova “Legge di Stabilità”, consente uno “sconto” sull’Irpef di 280 euro a chi dichiara un reddito imponibile superiore a 28000 €, ma per chi ha un reddito inferiore a tale importo lo “sconto” sarà ridotto in proporzione. Quest’agevolazione rischia, oltretutto, di essere vanificata dalla franchigia di 250 euro (esclusa solo nel caso di redditi inferiori a 15000 €) sulla maggior parte delle detrazioni (sconto sull'imposta lorda, ad es. per spese mediche, istruzione, palestre e versamenti ONLUS) e delle deduzioni (riduzione della base imponibile in ragione degli importi versati per assicurazioni vita, pensioni integrative, quota SSN su RCA, assegni di mantenimento e, soprattutto, interessi su rate mutui). Peraltro, prevedendo la retroattività del taglio delle deduzioni fiscali, tale provvedimento viola lo Statuto del Contribuente. L'entità massima della detrazione, inoltre, avrà un tetto di 3000 €, corrispondente a una spesa massima totale inferiore ai 16.000 euro, considerando un’aliquota di detrazione pari al 19%, fatte salve le spese sanitarie e le ristrutturazioni. Se si considera anche il previsto famigerato aumento dell’IVA dal 21 al 22%, causa primaria di riduzione dei consumi, della crescita, della produzione, dell’occupazione e, in una parola, di recessione, si comprende come tale provvedimento partorito in notturna dal Consiglio dei Ministri presieduto da Monti, va a peggiorare la situazione delle famiglie meno abbienti e più numerose, come se si fosse avvertito il bisogno di limitare la crescita demografica disincentivando la natalità. Non sapendo dove prendere i 12 miliardi di euro della “manovra finanziaria” si è scelta la strada peggiore, quando ancora continuano le inchieste giudiziarie che travolgono quasi tutte le Regioni d’Italia, per ultima (solo in termini temporali) quella che ha portato all’arresto dell'assessore lombardo alle politiche abitative, “Mimmo” Domenico Zambetti del PdL, per le sue presunte collusioni con la 'ndrangheta e voto di scambio, inducendo il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, all’azzeramento della giunta regionale del Pirellone. Visto anche che gli fa compagnia Filippo Penati, già Presidente della Provincia di Milano e ora consigliere regionale del PD, rinviato a giudizio per le tangenti sulla riqualificazione dell'ex Area Falck di Sesto San Giovanni (ora sono tredici fra giunta e consiglio gli indagati dall’inizio della legislatura nel 2010), ritenere la Lombardia “un modello di eccellenza in Italia”, come ha recitato Maroni, appare una frase inopportuna, specie se proveniente da quella Lega di Bossi padre e figliuolo “Trota” che qualche peccatuccio hanno da farsi perdonare. Lo dice un romano orgoglioso della sua “Romanità”, ma che prova disgusto per il fango gettato sulla Città Eterna e sul Lazio da amministratori incapaci, incompetenti, quando non anche disonesti, dai Municipi fino al massimo consesso regionale. Perché i soldi non vengono presi da chi li ha rubati? Un’intera classe politica che comprende tutti gli schieramenti, di qualsiasi colore siano, è colpevole e responsabile di questo disastro economico, sia per aver sottratto indebitamente enormi risorse finanziarie, sia per aver fornito un pessimo esempio a tutti i livelli dalle ASL, ai Comuni, alle Provincie, alle Regioni fino ai massimi ambiti istituzionali, sia per aver fatto tutto tranne che difendere i diritti e gli interessi dei milioni di cittadini che li hanno eletti, certamente non per vedersi ingannati e gabbati in questo modo. Una forte presa di coscienza e un cambio drastico di mentalità sono improrogabilmente e urgentemente necessari. Ora gli Italiani sanno, almeno, per chi non votare; possibilità alternative ci sono: basta volerle cercare e saperle costruire con onestà, dedizione e rispetto del prossimo.
12 ottobre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

CHIAVARI (GE) - Nuovo “fenomeno” con i soldi delle imposte, alla faccia dei contribuenti
Non si è ancora spenta l’eco dell’arresto di Franco Fiorito, avvenuto lo scorso 2 ottobre, per lo scandalo dei fondi ai gruppi regionali del Lazio, che in un’altra Regione (l’elenco si allunga, dopo Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Molise, Lazio, Lombardia, Sardegna, Sicilia), stavolta la “new entry” Liguria, gli amministratori pubblici fanno lavorare la Guardia di Finanza. La notizia arriva, peraltro, nello stesso giorno in cui a Milano, per un’altra distrazione di denaro pubblico, quella da 47 milioni di euro che ha portato al dissesto finanziario dell’Ospedale San Raffele, il “faccendiere” Pierangelo Daccò è stato condannato in primo grado a 10 anni di reclusione, con rito abbreviato. A Chiavari Giuseppe Saggese, “amministratore di fatto” di una società concessionaria per la riscossione dei tributi in oltre 400 comuni, dal sinistro nome "Tributi Italia S.p.A." (peraltro già dichiarata fallita per insolvenza dal Tribunale di Roma nel 2009) è stato arrestato, insieme ad altre otto persone denunciate a piede libero, con le accuse di peculato, frode tramite il collaudato sistema delle fatture false o di comodo, omesso versamento di IVA e ritenute varie. Secondo il PM Saggese avrebbe riscosso imposte mai versate ai comuni che venivano invece rigirate ad altre società collegate a Tributi Italia, per oltre 100 milioni di euro, trattenendosene per se circa 20. E l’inchiesta sembra allargarsi oltre Genova fino a Roma e altre località d’Italia. Il bello è che mentre questo signore manteneva un lussuoso tenore di vita fra ville, aerei privati, costose autovetture, viaggi, pranzi e cene luculliane generosamente offerte per “addolcire” amministratori locali, direttori sanitari e quant’altro, insomma per allargare la “clientela”, oltre mille dipendenti venivano licenziati o messi in cassa integrazione. Alcuni Comuni, secondo la Guardia di Finanza, sono addirittura giunti, a causa di tale ammanco di entrate, a un passo dalla dichiarazione di dissesto finanziario. Sembra anche che i pochi dipendenti residui di Tributi Italia, da mesi senza stipendio, si siano stupiti più del ritardo con cui sono scattate le manette ai polsi di Saggese che dell'arresto stesso. Insomma tutti sapevano, come nel caso del Consiglio Regionale del Lazio, ma chi poteva intervenire chiudeva un occhio e forse anche due. La fraudolenta e irresponsabile gestione della riscossione veniva operata, qui come in altri numerosi casi, proprio da chi avrebbe dovuto bacchettare i contribuenti morosi, cittadini che spesso pagano servizi gravati da tasse, imposte e accise per oltre la metà dell’importo dovuto, disponendo di uno stipendio netto già peraltro ampiamente decurtato alla fonte degli oneri sociali e fiscali. Ma in questa società e in questo sistema marcio e corrotto fin dalle radici, il buon esempio dall’alto non può arrivare, e di servizi efficienti manco a parlarne. Volendo sdrammatizzare un po’, possiamo ironizzare, come nell’accoglienza di Fiorito a Regina Coeli: “A Batman, facce ride!
3 ottobre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - Scandalo Lazio, Polverini si dimette: ora tutti a casa, per sempre!
Con le dimissioni del Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, lo scorso 24 settembre si è chiusa solo una fase di una vicenda, venuta alla ribalta delle cronache alla fine di agosto, che avrà senz’altro numerosi seguiti giudiziari e conseguenze politiche. La governatrice ha comunicato le sue "dimissioni irrevocabili" in una conferenza stampa dopo le dimissioni (ipocrite) dei consiglieri dell'opposizione (PD, IdV, SeL e FLi) a cui le pressioni di Casini avrebbero aggiunto anche quelle dei rappresentanti UdC, mentre i Radicali si sarebbero dimessi (guarda caso) solo se il loro atto avesse provocato la caduta della Giunta e la fine della consiliatura. Insomma, una buona dose di faccia… tosta da parte di tutti, nessuno escluso, e non solo dei consiglieri del PdL travolto dallo scandalo sull’improprio utilizzo dei fondi spettanti ai gruppi nel Consiglio Regionale. “Me ne vado avendo azzerato i fondi dei gruppi regionali. Voglio vedere se chiunque verrà farà lo stesso" ha concluso la Polverini; ma se è vero che poteva non sapere o far finta di non vedere come venissero utilizzati nello specifico quei fondi, era ben conscia dell’ammontare dei lussuosi emolumenti e prebende riservate ai consiglieri e del trasferimento di oltre 14 milioni di euro ai gruppi nel solo 2011, per il loro “funzionamento”, uno schiaffo in faccia alla miseria, a chi ha perso o sta perdendo la propria occupazione e a tutta la gente comune che sta stringendo la cinghia da anni sotto la mannaia dei tagli alla spesa pubblica. Mentre accade questo a Roma, ad esempio, di fronte all'Assessorato regionale del Lavoro di Cagliari gli operai dell'Alcoa di Portovesme e dell’indotto hanno manifestato con un corteo per difendere il posto di lavoro dalla minaccia di imminente chiusura delle acciaierie, ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine senza tanti complimenti e qualche ferito, dopo che alcuni lavoratori hanno tentato di entrare negli uffici dell'Assessorato: insomma a Roma una faida tra privilegiati benestanti e, in qualche caso, pure ladri, falsari e truffatori, condita di champagne, ostriche e “Suv”, a Cagliari una guerra fra poveri, operai e agenti con stipendi al limite della sopravvivenza. Ma tale consiliatura laziale era già nata sotto cattivi auspici, due anni e mezzo fa, quando la guerra per le candidature aveva comportato il ritardo nella presentazione al Tribunale e la conseguente esclusione della lista provinciale di Roma del PdL per l’elezione del Consiglio Regionale. Che tale “consiglio non (fosse) più degno di rappresentare il Lazio” si sapeva quindi già da tempo, ma la Presidente aveva mani e piedi legati per rimanere su quella poltrona e non poteva (o non voleva) quindi raccontare “tutto quello che ho visto e che non ho rivelato fino ad ora”. Inoltre, i 5 miliardi di tagli sbandierati e il miglioramento del bilancio nella sanità hanno avuto come conseguenza la chiusura di intere strutture ospedaliere, la riduzione dei posti letto e dei servizi resi ai cittadini, come un Robin Hood al contrario. E’ vero il problema delle spese (e delle clientele) per il funzionamento delle Regioni c’è sempre stato dalla loro istituzione nel 1970, aggravato dalle recenti riforme costituzionali che ne hanno ampliato poteri e competenze: tali enti possono stabilire in piena autonomia, fra l’altro, le loro modalità di elezione (20 modi diversi su 20 Regioni!), i compensi per se stessi e l’entità dei conferimenti di denaro sonante ai gruppi consiliari anche monocomponente. Qui poi, a partire dal primo “Laziogate” nella sanità, passando per i vizietti proibiti di Marrazzo, non c’è stata soluzione di continuità, ma siamo in buona compagnia con gli indagati Vendola in Puglia, Errani in Emilia-Romagna e Formigoni in Lombardia, per fare alcuni esempi che sono solo l’emerso di un “iceberg” sommerso molto più ampio. La soluzione: ora tutti a casa (o in galera dove se ne ravvisino gli estremi), per sempre, altro che, come qualcuno di questi personaggi senza vergogna ha dichiarato, ripresentarsi alle prossime elezioni! Basta con le autonomie locali: abolire tutte le Regioni, le Province e le Comunità Montane (o loro sostituzione al posto di più Comuni con poche anime), oltre a tutti gli enti superflui, trasferire le competenze ai rispettivi Ministeri potenziandone il personale, ridurre il numero, nonché emolumenti e benefici dei parlamentari introducendo le rappresentanze delle categorie produttive nella Camera dei Deputati, trasformare il Senato in un'autorità di vigilanza, imporre un tetto a stipendi e pensioni di alti dirigenti statali e delle aziende. Insomma, serve una svolta radicale e decisa che impedisca il proliferare di tanti posti per parassiti della società, che al di fuori del mestiere di “politico di professione” non avrebbero né arte né parte: andassero a fare i tanti lavori umili ma utili di manovalanza esistenti, anziché lasciarli agli extra-comunitari!
25 settembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - L’autunno caldo dell’occupazione
Ancora non si è spenta l’eco delle clamorose proteste dei dipendenti dell'Alcoa, avvenute lo scorso 10 settembre di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico, poi proseguite con l’occupazione simbolica del traghetto che li riportava in Sardegna e altre dimostrazioni, che già si prospetta per il lavoro un generale brusco ritorno alla realtà dopo la (breve per i più) pausa estiva, come negli ultimi anni ma stavolta aggravato dalla crisi in atto. Non ci sono solo i casi della Carbosulcis e dell'Alcoa, protagonisti dei titoli da telegiornale e carta stampata da oltre un mese: le vertenze aperte presso il MSE sono ben più di un centinaio e coinvolgono quasi 200.000 posti a rischio in tutta Italia, esuberi compresi, senza contare le questioni che riguardano piccole aziende che non arrivano nemmeno sui tavoli ministeriali ma riguardano altre migliaia di lavoratori. Tutti i settori industriali sono contagiati da questa perdita di competitività e conseguente emorragia di occupazione, solo per fare alcuni esempi, dall’automobilistico (Fiat di Termini Imerese, Pomigliano d’Arco e Mirafiori) agli elettrodomestici (Electrolux, Indesit e Merloni), dal metallurgico (Euroallumina, Alcoa e Ila) al siderurgico (Ilva e Lucchini), dai trasporti (Ansaldo Breda, Firema, Iribus, Windjet, e Meridiana Fly) al navale (Fincantieri), fino al tessile (Golden Lady/Omsa, Miroglio e Sixty), ma tale crisi riguarda anche il turismo (Alpitur e Valtur), il comparto agroalimentare e le costruzioni (calo occupazionale annuo oltre il 5%, con punte del 10% nel meridione). Sembrerebbe fin troppo semplice affermare che tale situazione è il risultato di oltre 60 anni di clientelismo, corruzione, collusione mafiosa in questa repubblica resistenziale nata dal tradimento, dalla viltà e da Piazzale Loreto (e, date le premesse, di meglio non sarebbe potuta essere), dove si è pensato più a distribuire ricchezza, sotto forma di case e posti di lavoro in cambio di voti, piuttosto che a produrla e a incentivarla quella ricchezza, investendo anche nella ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo. In realtà occorre considerare l’effetto combinato della sfida del mercato globale che il Bel Paese e il resto d’Europa non hanno saputo affrontare adeguatamente, mettendo a punto, ad esempio, gli antidoti alle delocalizzazioni e alle invasioni dei prodotti orientali, soprattutto cinesi, quel “pericolo giallo” preconizzato da “Qualcuno” più di 70 anni fa. Per riparare ai danni e agli enormi debiti lasciati da decenni di sprechi e di corruttela a tutti livelli dai vari governi succedutisi nel tempo, Mario Monti è ricorso a una politica di tagli indiscriminati, senza discernere fra chi possiede la vera ricchezza e chi non vede la fine del mese con lo stipendio o è addirittura disoccupato, senza intaccare i privilegi delle banche, delle assicurazioni e delle cooperative rosse. Ma del resto l’attuale Presidente del Consiglio non è altro che la punta dell’iceberg rappresentato dall’insieme dei tecnocrati nostrani, d’oltre Manica e d’oltre Atlantico, che ritengono il sistema liberal-capitalista un dogma intoccabile, insuperabile e persino esportabile ovunque, anche al di fuori del mondo occidentale, dove non ne vogliono sapere, come in Sud America o nei paesi arabi. Non si può, del resto, pretendere da un uomo con incarichi direttivi nella Commissione Trilaterale e nell’esclusivissimo gruppo Bilderberg, consulente della Goldman Sachs International, l’applicazione dei principi di un’economia keynesiana in cui lo Stato sia effettivamente partecipe, principale attore e garante delle attività produttive, o della Socializzazione delle imprese che da diversi decenni andiamo suggerendo anche come soluzione agli “esuberi” o alla chiusura di tante aziende, perché andrebbe contro gli interessi dei tanti speculatori finanziari che sono in agguato come vampiri per succhiare il sangue alla preda. Eppure i dettami di J. M. Keynes hanno risollevato l’Argentina da una crisi profonda senza indebitarsi ulteriormente, mentre in Germania la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle medio-grandi aziende (ovvero una forma di Socializzazione) è legge rispettata dello Stato, con i risultati sotto gli occhi di tutti. Stiamo parlando di due Nazioni molto vicine culturalmente all’Italia, seppur con i dovuti distinguo: possibile che non si possa fare qualcosa di simile anche da noi? Con il vento che spira, prima o poi la concezione spirituale della vita finirà per riprendersi il maltolto dai materialismi di ogni genere, e i recenti accadimenti nel mondo islamico, pur con i loro sanguinosi eccessi, ne sono un chiaro segnale da cogliere tempestivamente.
14 settembre 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

NURAXI FIGUS (GONNESA - CI) - Solidarietà ai minatori della Carbosulcis
Dopo gli allevatori e produttori di latte sardi, un’altra categoria isolana è scesa sul piede di guerra, a 373 metri di profondità, per far valere i propri diritti inascoltati e calpestati dalla Regione e dal Governo nazionale. Dallo scorso 26 agosto, infatti, circa 40 minatori della Carbosulcis si sono rinchiusi per protesta nella miniera di Nuraxi Figus nel Sulcis, Sardegna sud-occidentale, per difendere il posto di lavoro, loro unica fonte di sostentamento. La minacciata chiusura della miniera di carbone sarda, a causa del bilancio aziendale in rosso, sta diventando il simbolo di una Regione spesso sfruttata e poi dimenticata, abbandonata al suo destino, come nel caso di altre attività industriali a rischio di fine attività quali l’Alcoa, l’Eurallumina e l’Ila. Eppure di progetti innovativi per lo sfruttamento pulito del carbone e il rilancio della competitività degli impianti se ne parla da almeno venti anni: prima con la gassificazione, poi con la costruzione di una centrale integrata a bocca di miniera con cattura e stoccaggio nel sottosuolo della CO2. Ma, a forza di attendere, fra la Regione che ha ormai le casse vuote, l’Enel che investe su fotovoltaico ed eolico (finanziandosi tramite le bollette di tutti i contribuenti e ricevendo cospicui incentivi), gli oltre 500 lavoratori della Carbosulcis sono costretti dallo sconforto all’occupazione delle gallerie sotterrane, piene di esplosivo, con il rischio di qualche pericoloso gesto disperato come già accaduto stamane con un operaio che si è tagliato un polso, fortunatamente in modo lieve. Secondo il parere governativo, il progetto “Zero Emission” nel Sulcis approvato in un ordine del giorno del Consiglio regionale della Sardegna costa troppo, oltre 200 milioni l'anno per otto anni; l’Enel però riceve una cifra 60 volte superiore per l’utilizzo delle fonti rinnovabili, senza produrre un solo posto di lavoro: e quando gli incentivi, già drasticamente ridotti dal “Quinto conto energia” di cui al D.M. 5-7-12, saranno esauriti cosa accadrà? Impianti spenti e, come al solito, cattedrali nel deserto? Nei prossimi giorni un vertice nella Capitale tratterà della vertenza Carbosulcis, ma senza lungimiranza su una politica energetica e delle materie prime che miri alla diversificazione e a svincolarsi il più possibile dai tradizionali canali internazionali, non c’è da attendersi nulla di buono.
29 agosto 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

SIRIA - Cambia scenario, ma la prepotenza continua
Mentre l’opinione pubblica italiana in questa calda estate è distratta dallo “spread” (ma perche questa moda di abusare nelle terminologie anglo-sassoni? Non si potrebbe dire “differenziale”?) e dalle Olimpiadi londinesi, ai più forse sfuggono non secondarie sfumature di quanto sta accadendo in Siria, porta d’Oriente sul Mediterraneo. Di qualche giorno fa è la notizia che il Presidente degli USA Barak Obama ha preferito un “momentaneo” accantonamento degli “sforzi” per una soluzione diplomatica del conflitto in atto a Damasco, Aleppo e dintorni. Non è dato sapere quanto “momentanea” sia questa decisione, in altre parole sia definitiva, considerando i precedenti per “(es)portare democrazia” in Libia, per non parlare della Serbia, dell’Afghanistan e dell’Iraq. A conferma di ciò è il fatto che lo stesso Obama sta incrementando l’appoggio ai ribelli (che già era in essere da tempo, interferendo così negli affari interni di un paese sovrano in violazione della Carta dell’Onu) e l’impegno per mettere insieme un’alleanza di paesi consenzienti nel rovesciare con la forza il legittimo governo del Presidente Bashar al-Assad. Pertanto, l’informazione “politicamente corretta” delle principali testate giornalistiche americane, europee nonché italiane vuol farci credere che, fino ad ora, le amministrazioni occidentali, USA e UK in testa, si erano preoccupate e prodigate per una soluzione diplomatica della vicenda siriana, mentre in realtà si è sempre trattato e si tratta di un progetto per abbattere con la forza il governo, legittimamente al potere ma “non allineato”, di quel “crudele tiranno” di Bashar. Va da se che l’amministrazione Obama mira a coinvolgere nella coalizione per spodestare l’attuale regime al potere in Siria, anche se con i dovuti ovvi distinguo, Turchia e Israele, storici alleati degli americani, con mansioni di colpire con incursioni aeree obiettivi militari strategici. Intanto i servizi segreti inglesi, americani e francesi, svolgono, egregiamente come al solito, il lavoro sotterraneo per preparare il terreno allo scontro in campo aperto: non può essere un caso la relativa facilità con cui, tramite diversi attentati dinamitardi, vengono eliminati ministri e principali collaboratori di Assad, in zone sotto lo stretto controllo delle forze di sicurezza siriane. Lo scacchiere dello scenario si va così completando: mentre gli israeliani si “limiteranno” ai bombardamenti aerei, per evitare contatti diretti non molto graditi alla popolazione locale, gli “occidentali” Turchia, Qatar e Arabia Saudita forniranno armi alle forze ribelli, mentre gli USA si occuperanno di un ruolo apparentemente di secondo piano tramite appoggi logistici nelle comunicazioni e formazione tecnica, tanto per fare in modo che se la vedano fra autoctoni, anche se di una miriade di differenti etnie e religioni (non solo arabi, ma anche aramei, curdi, armeni e circassi; musulmani, cattolici e ortodossi, solo per citare le comunità più numerose) finora convissute su delicati equilibri. In tempi di crisi, con lo spettro della recessione, petrolio e materie prime fanno gola a molti e se, vuoi direttamente, vuoi per la posizione geopolitica, sono in mano a “stati canaglia”, che potrebbero distorcerne il mercato, così come pianificato dai poteri forti dell’economia e della finanza, poco importa se non si trovano i mezzi di distruzione di massa o le prove di presunti genocidi come pretesto per accantonare la diplomazia e fare spazio a missili e bombe. Proprio la strategia di fare leva su quei precari equilibri etnici e religiosi per aumentare la conflittualità interna, l’entropia del sistema e rendere la situazione incontrollabile dal potere centrale, appare studiata a tavolino e troppo già vista in altri frangenti similari, anche se affinata e corretta, perché nessuno se accorga. Forse non è un caso l’ostracismo su tale operazione di Cina e Russia, in grado da sole di bloccare, quali membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU, qualsiasi risoluzione in proposito, anche se siamo ormai abituati ad assistere (spesso, purtroppo, anche a partecipare come nazione aderente) a deliberate aggressioni NATO a stati sovrani, senza autorizzazione dell’ONU medesima. Non è dato sapere se il disegno scientemente architettato per mettere le mani e controllare un Paese come la Siria, passaggio più diretto dal Golfo Persico al Mar Mediterraneo, andrà a buon fine ed esattamente come prestabilito. Di certo, un volta destituito (e magari anche assassinato) Bashar, è probabile il seguito di un periodo d’instabilità e lotte intestine, come già osservato un po’ in tutti gli stati contaminati dalla “primavera araba”. Almeno questa volta, i pacifisti ci risparmino l’ipocrisia.
30 luglio 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

PATTO DI STABILITÀ E MES, OVVERO GLI STRUMENTI DELLA BCE PER “COSTRUIRE” IL DEBITO PUBBLICO
Lo scorso 19 luglio la Camera dei Deputati ha approvato, in via definitiva, i tre disegni di legge riguardanti la ratifica dei Trattati sul Patto di stabilità (Fiscal Compact) e sul Meccanismo Europeo di Stabilità (acronimo inglese ESM ovvero Fondo Salva-Stati), a larga maggioranza senza batter ciglio, facendo trapelare la notizia in sordina tramite i mass media. In particolare, la ratificata decisione del Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 prevede l'inserimento, all’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), del seguente paragrafo: “Gli Stati membri la cui moneta è l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità." Risultano, insomma, tutti allineati, governo, parlamentari, editori, giornalisti e ruffiani vari nel condannare l’Italia a essere indebitata fino allo scadere dei secoli. Considerando, infatti, che attualmente il debito pubblico del Bel Paese ammonta a circa 1940 miliardi di euro (oltre 32.000 euro pro capite) pari al 123,3 % del Pil (secondo solo al 132,4 % della Grecia), l’impegno di ridurlo fino al 60 % significa che lo Stato italiano dovrà trovare 50 miliardi all'anno per i prossimi 20 anni per ripianare il debito medesimo, cosa che si tradurrà, necessariamente, in ulteriori tagli alla spesa pubblica, a partire dalle già disastrate sanità e istruzione pubbliche, nonché in nuove tasse, quindi compressione dei consumi e nuova recessione. Nonostante ciò l'Italia deve versare entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del Trattato sul MES la prima delle 5 rate annuali di circa 2,9 miliardi di euro, ma con l’impegno di ulteriori successivi esborsi “eventuali a chiamata”, fino alla concorrenza della quota complessiva di 125 miliardi (dove li prendiamo?), per contribuire a costituire, appunto, il Fondo Salva-Stati avente un capitale sottoscritto totale di 700 miliardi: un meccanismo, questo dell’esborso “eventuale”, piuttosto subdolo e ipocrita. Eppure anche se Draghi e Barroso in testa, come anche la Merkel e altri, rassicurano che “l'euro è irreversibile”, Monti, dal canto suo, invita a "puntare sull'economia reale", in realtà i segnali della stessa economia non sono per niente rassicuranti e fra recessione sempre più depressa, riduzione delle esportazioni, PIL in calo e debito pubblico crescente in tutta la UE (non solo nell’area euro), con la conseguenza di fabbriche e aziende che chiudono i battenti, lasciando in mezzo alla strada milioni di disoccupati e giovani senza futuro, la crisi causata dall'euro sembra inarrestabile. Questo sistema in cui la moneta di valore creato virtualmente dal nulla, senza riscontro di una effettiva richiesta, è proprietà di istituti privati tramite le banche centrali dei vari Stati e quindi tramite la BCE (Banca Centrale Europea) che sola può emettere l'euro e non lo fa, pur in carenza di liquidità monetaria che tanti problemi sta comportando, certamente non può andare molto lontano. Il perché di questa riluttanza all’emissione è nelle parole di Mario Draghi, Governatore della stessa BCE “Il nostro mandato non è di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ma di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario in autonomia”, ergo, non sono i Governi centrali a imporre alla BCE la propria politica finanziaria, bensì è esattamente il contrario. Ne è una riprova il fatto che sono state prescritte condizioni disumane agli Stati (Grecia in testa, ma non solo) per poter usufruire del credito e (provare a) ripianare il debito pubblico. Insomma la BCE non si preoccupa dei problemi economici e sociali dei singoli Stati, ma delle banche e istituti collegati sì, pretendendo un consistente intervento statale, con i soldi dei contribuenti italiani ed europei, quando le quotazioni di quelle società crollano in borsa. Infatti la BCE sostiene costi tipografici di 3 centesimi per qualsiasi banconota emessa, da 5 o 500 euro senza differenza, vendendola alle banche private (che partecipano al pacchetto azionario della stessa BCE, come già detto, tramite le banche centrali dei vari Stati…) e incassando l'1% del suo valore nominale quale interesse. A loro volta le banche rivendono la cartamoneta allo Stato a un tasso d’interesse ovviamente superiore in cambio di titoli di debito, quali i diversi tipi di buoni emessi dal Tesoro. Mediante questo perverso meccanismo viene “costruito” il debito pubblico che poi lo Stato replica tramite tasse e imposte verso i cittadini: pertanto quella che dovrebbe essere una sovranità monetaria popolare, e quindi una fonte di ricchezza per tutta la comunità, in realtà è ora trasformata in un gravoso debito. Infatti tutto il contante cartaceo circolante è gravato da interessi di signoraggio incassati dalle banche e, di conseguenza, da tasse che incombono sulle spalle dei contribuenti. Il problema di fondo è che la BCE, pur svolgendo un compito pubblico di fondamentale importanza, è una società per azioni di diritto privato con la più completa discrezionalità decisionale, controllata di fatto da banche private anche di Paesi fuori dall’area euro o addirittura extra-europei (ad es. Bank of England e Goldman Sachs). Gli accordi irreversibili recentemente sottoscritti dal Governo italiano sull’asse Brussels-Francoforte e ratificati dal Parlamento non hanno fatto altro che rafforzare le prerogative e lo strapotere di quei poteri forti di cui la BCE è solo una delle espressioni. Il lavoro, per chi lo manterrà, sarà finalizzato essenzialmente a guadagnare quel che serve a pagare, tramite tasse e imposte sempre più asfissianti, i debiti accumulati per le scelte disgraziate e complici di altri, senza alcun miglioramento dei servizi resi dallo Stato e della qualità della vita. Il salvataggio dell'euro, così come è, costerebbe salatissimo a tutti i comuni mortali europei: il ripristino della sovranità popolare della moneta, a livello europeo o nazionale, sarà prima o poi un passaggio obbligatorio per liberarsi dall’usura legalizzata del signoraggio privato, anche in considerazione delle crescenti tensioni sociali che stanno coinvolgendo tutte le categorie del settore pubblico come di quello privato.
23 luglio 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

SAN FELICE CIRCEO (LT) - Ripristinato il Monumento ai Caduti
Con la cerimonia dell'alzabandiera svoltasi nella mattinata dello scorso 15 luglio, è stato finalmente riposizionato nel Parco delle Rimembranze di Piazzale San Francesco il Monumento ai Caduti della Grande Guerra. Il cippo in cemento con asta portabandiera e scritta commemorativa “Leva il tuo pensiero a tutti Coloro che hanno sofferto per la Patria. Leva il tuo pensiero di gratitudine, di orgoglio e di amore per la nostra bellissima e adorabile Italia” del 1934 era stato rimosso nel 2007 dalla sua posizione originaria in Piazza Vittorio Veneto (vedi 1ª foto a sinistra del 10 febbraio 2008 - Giorno del Ricordo, quando il cippo era mancante), in occasione del rifacimento della pavimentazione e dell'arredo della stessa piazza principale del paese e "parcheggiato provvisoriamente" nella discarica comunale.

In seguito alle proteste della cittadinanza e alle sollecitazioni nelle sedi competenti in materia del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, per voce del Segretario della locale sezione, Sebastiano Gallone, e del Responsabile Nazionale Difesa e Sicurezza, Giovanni Demarco, il Monumento ai Caduti ha ritrovato una sua degna collocazione, pure se i cinque lunghi anni trascorsi avrebbero presupposto un più adeguato restauro delle originarie diciture incise, anziché constatare la semplice sovrapposizione di una targa in alluminio anodizzato con scritte in serigrafia. Risposta del Ministero della Difesa
17 luglio 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

CASERTA - Esiti del convegno "Primavera Tricolore"
Nell’ambito del convegno “Primavera Tricolore”, svoltosi a Caserta lo scorso 7 luglio, moderato da Giuseppe Casaluce, i rappresentanti di diversi gruppi politici intervenuti hanno condiviso molteplici linee programmatiche, basate principalmente sull’identità e sovranità nazionale, sulle politiche sociali e sulla volontà di rimanere alternativi rispetto agli attuali blocchi politici. Considerate le proposte costruttive e la sintonia generale su tali argomenti, si è stabilito di aggiornarsi a breve con ulteriori iniziative congiunte, allo scopo di impiegare al meglio le sinergie emerse in un prossimo percorso comune.
9 luglio 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - Svendita Acea: dipendenti e cittadinanza sul piede di guerra, giunta a un passo dal commissariamento
La giunta Alemanno vacilla per l’ennesima scellerata intenzione, stavolta consistente nel vendere il 21% delle quote azionarie di Acea, l’azienda dei servizi pubblici più importante della Capitale. Lo scorso 28 maggio il personale del gruppo ha protestato compatto (quasi l’80% dei dipendenti in servizio) ordinatamente, inneggiando all’acqua pubblica in un corteo che di è snodato dalla sede aziendale in Piazzale Ostiense fino alla Bocca della Verità, ove la strada verso il Campidoglio, come risposta della maggioranza capitolina, era sbarrata da ingenti forze dell’ordine. Alla giornata di lotta, con quattro ore di sciopero, hanno aderito tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa senza distinzione alcuna di simpatie politiche. La riduzione al 30% del capitale pubblico in mano al Campidoglio finirebbe per accrescere la quota del medesimo detenuto dai grossi gruppi privati, in particolare da Gaz de France-Suez e Caltagirone, che attualmente hanno già circa il 30%. Una delegazione composta dai segretari delle sigle sindacali è stata invitata a un incontro in Campidoglio, al quale, per la maggioranza (il Sindaco Alemanno ha disertato…) era presente il solo capogruppo del Pdl e alcuni consiglieri dell’opposizione: durante il colloquio, nonostante non sussista più l’obbligo di cedere le azioni Acea sul mercato, in conseguenza dell’esito referendario di un anno fa che ha sancito la contrarietà alla privatizzazione di un milione e duecento mila romani e dei successivi decreti, il Comune di Roma ha confermato l’intenzione di vendere, tramite un maxi-emendamento, il 21% del capitale del gruppo Acea, pur di fare “cassa”. Certo è come tale forzatura sia sospetta, poiché il ricavato della “svendita”, quantificabile in circa 150 milioni di euro, non sanerebbe di certo i debiti dell’amministrazione ammontanti a oltre 10 miliardi di euro; peraltro tale operazione si ripercuoterebbe sulla solidità della multiservizi della Capitale e quindi sulla cittadinanza tutta. Va anche considerato che le “notizie” diffuse da “soggetti rilevanti” di società quotate in borsa sono sottoposte alle disposizioni del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e degli articoli da 152-sexies a 152-octies del Regolamento Emittenti, approvato dalla CONSOB con la Delibera n. 11971/99; pertanto Roma Capitale (già Comune di Roma) quale “soggetto rilevante”, in quanto azionista di maggioranza assoluta, non può fare dichiarazioni su operazioni straordinarie, come da diversi mesi accade in merito alla cessione del 21% del capitale di una società da esso controllata (e in conseguenza di tale cessione ne perderebbe il controllo), influenzandone il mercato azionario (in termini tecnici market abuse e/o insider trading). Infatti la quotazione delle azioni Acea è scesa da circa 8-9 € di un anno fa a meno di 4 €, con una perdita di centinaia di milioni di euro bruciati a piazza Affari. Inoltre, Il ciclo integrato delle acque (captazione + trasporto + distribuzione di acqua potabile / raccolta + depurazione delle acque reflue), non può essere sottoposto alle decisioni della Conferenza dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale competente (in questo caso ATO2 Lazio) che non ha il potere di determinare le tariffe e le politiche aziendali dell’attuale gestore del servizio AceaAto2 S.p.A., in quanto tale compito è stato attribuito per decreto all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas dal governo Monti, che ha anche approvato il decreto legge sulle “Golden Share” (controllo della maggioranza pubblica), licenziato dal Senato l’8 maggio scorso. Con quest’ultimo provvedimento è superato il rischio di “procedura d’infrazione” da parte della UE, assegnando “poteri speciali allo Stato” per le attività di “rilevanza strategica”, tra le quali ricadono anche quelle svolte dalle aziende di pubblici servizi, ed essendo tale avocazione di poteri ammessa dalla stessa Commissione UE; decade, pertanto la necessità di cessione di quote pubbliche prevista dalla famigerata Legge Ronchi. Insomma, l’acqua é pubblica e non può essere soggetta a speculazioni di soggetti privati che eludano il controllo pubblico; oltretutto la svendita dell’Acea sarebbe una sconfitta e una grave perdita per i romani, quale azienda strategica per la produzione, l’economia locale e il suo enorme indotto. Dopo l’ipotesi di vendita del Marco Aurelio del piazzale michelangiolesco e l’attuale riguardante l’Acea, già trasformata in Società per Azioni pubblico-privata e quotata in borsa dal 1999, non stupirebbe che “per fare cassa” il Campidoglio faccia un pensierino sulla cessione di qualche pezzo del Colosseo. Il Sindaco ha pure minacciato le proprie dimissioni, ponendo la questione di fiducia sulla deliberazione n. 32 che ha per oggetto il maxi-emendamento sopra ricordato. Sulla vicenda è intervenuto anche il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che ha convocato tutti i capigruppo dell’Assemblea Capitolina, comunicandogli che, se entro il prossimo 30 giugno tale consesso non fosse in grado di approvare il Bilancio e senza una deroga da parte del governo nazionale, sarà costretto a nominare un Commissario destituendo l’attuale Giunta Comunale. E se l’opposizione invoca il rispetto del regolamento da parte del Presidente dell'Assemblea Capitolina, facendo votare tutti gli ordini del giorno ed emendamenti presentati, La Destra, presente in Campidoglio con il suo Segretario Nazionale, Francesco Storace, rimane inspiegabilmente silente, forse per non disturbare i grandi manovratori o forse in attesa di qualcosa? Intanto, persino gli onorevoli Gasparri, Cicchitto, Augello e Piso, oltre ai consiglieri Cutrufo e Gramazio, si sono scomodati per esprimere al Prefetto l'esigenza “che un organo democraticamente eletto come l'Assemblea capitolina si possa pronunciare sul bilancio senza impedimenti rispetto alle decisioni”: chi li ha votati e riveriti, sperando in un radicale cambio di tendenza rispetto alle precedenti esperienze clientelari di demo-comunista memoria, ora è servito! Una Giunta Comunale confusa, inadeguata e incompetente in tutti i campi, da quello dei trasporti, del traffico insostenibile, delle strade colabrodo e sudice a quello dello smaltimento dei rifiuti, oltre agli altri servizi pubblici, farebbe bene a mettersi da parte il prima possibile, per il bene di Roma e dei suoi cittadini.
5 giugno 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

CASTEL MAGGIORE (BO) - Convegno "Sovranità monetaria o usura bancaria?" Sabato 16 giugno 2012, alle ore 16,30 presso la sala comunale di Castel Maggiore (BO), si svolgerà il convegno su "Sovranità monetaria o usura bancaria?", moderato da Claudio Zanasi. E' un evento "trasversale", senza sponsorizzazioni di alcun movimento o forza politica, aperto a chiunque voglia partecipare e intervenire costruttivamente nel dibattito. L'intento è quello di ripartire con una sensibilità condivisa dalla gente comune su di un argomento di fondamentale importanza, nell'attuale contesto politico-economico che vede l'inarrestabile aumento del debito pubblico accompagnato da un'incombente recessione quale freno della crescita, dello sviluppo produttivo e dell'occupazione. Locandina Convegno

AVELLA (AV) - Composta replica del Segretario Provinciale ai soliti idioti
Non è la prima volta che la sede del Movimento Sociale Fiamma Tricolore viene vandalizzata. Già in precedenza, anche in campagna elettorale, la comunità missina è stata vittima di attacchi vari e ripetuti. Abbiamo resistito in precedenza, non ci siamo arresi, non intendiamo farlo neppure questa volta. Consideriamo queste azioni e contenuti figli di quell’odio e di quella vigliaccheria che vorrebbero riportare l’Italia nel baratro degli anni di piombo. All’odio antinazionale anarchico e/o vandalico condannato dalla storia e dalla politica rispondiamo com’è nel nostro stile: con azioni politiche alla luce del giorno, per la gente e tra la gente, volte a risolvere le problematiche locali, ma affrontando anche temi nazionali, quali disoccupazione crescente, crisi economica e delocalizzazione delle aziende, difesa della vita e della famiglia tradizionale, emergenza abitativa. Occorre tenere alta la guardia, perché la situazione nazionale e internazionale (non dimentichiamo neppure situazioni eversive che hanno coinvolto la nostra intera Regione) è a dir poco incandescente e anche la miccia accesa da irresponsabili o mentecatti può innestare percorsi pericolosi. Infine, ringraziamo la popolazione avellana e gli esponenti politici (pochi) per la solidarietà espressa alla nostra comunità umana e militante, così come noi rivolgiamo la più totale solidarietà e stima alle Forze dell’Ordine, mortificate nel loro operato per il quale mettono quotidianamente a rischio la propria stessa vita.
17 maggio 2012 (Saverio Galeotalanza - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

AMMINISTRATIVE 2012: una svolta nel panorama politico?
Non si può più far finta di non vedere che pure le recenti elezioni comunali hanno confermato come vengano premiate liste al di fuori dagli schieramenti tradizionali e con radicamento nel territorio. Il vento è cambiato e certe alleanze, oltreché essere inopportune e incompatibili quando non impossibili per volontà altrui, non rendono e sono ormai deleterie. Certamente c'è necessità in Italia di nuovi spunti, di nuove idee, di alternative ai vecchi schemi partitici, che anche la stessa Fiamma Tricolore o una coalizione allargata con basi comuni condivise può e deve rappresentare, ma purché queste basi e nuove proposte parlino, ad esempio, di Stato Nazionale del Lavoro e di Socializzazione, opportunamente attualizzate, senza bavagli o appiattimenti su posizioni politico-ideologiche che non appartengono alla tradizione del MSFT e di tutto il vasto mondo erede del Movimento Sociale Italiano. La strada, anche se lunga e impervia, è tracciata: nella situazione di attuale crisi economica, tanti italiani hanno bisogno di chi ne difenda veramente le istanze e gli interessi.
9 maggio 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

RECENSIONI - Nuovi libri di Daniele Lembo
L'autore riporta dettagli di alcune circostanze, sconosciute ai più, inerenti gli ultimi mesi dell'ultimo conflitto mondiale. "Prima che tutto sia finito"
Venerdì 11 maggio, alle ore 19,00, presso l’Associazione Passepartout che ha sede in Littoria, Via Filippo Corridoni n. 78 (piazzetta quartiere Nicolosi), sarà presentato l’ultimo saggio di Daniele Lembo "Libia Italiana – Italo Balbo, l’esercito dei ventimila e la colonizzazione demografica della Libia".

ROMA - 28 aprile 2012: Onore immortale a Benito Mussolini
Nell'anniversario del suo martirio, sabato 28 aprile alle ore 16,30 nel Tempio dedicato ai Caduti di tutte le guerre, sotto la Chiesa dei Sette Santi Fondatori in Piazza Salerno, verrà celebrata una S. Messa in suffragio di Benito Mussolini, Duce del Fascismo.
26 aprile 2012 (Roberto Bevilacqua)

NETTUNO (RM) - 25 aprile 2012: Onore ai Combattenti della RSI
In un giorno di triste memoria per l'Italia, nessuna festa: alle ore 10,30 presso il Campo della Memoria, in Via Rocca Priora - traversa di Via dei Frati, verranno commemorati i Combattenti della Repubblica Sociale Italiana contro gli invasori anglo-americani nel 1943-45, con una S. Messa in rito tridentino celebrata da Don Fausto Buzzi della Fraternità S. Pio X di Albano. Successivamente interverranno i Marò veterani della Xª MAS. Quest'anno una dedica particolare merita GIOVANNA DEIANA, "andata avanti" lo scorso 17 aprile, aderente al Servizio Ausiliario Femminile della RSI, pur nel buio della sua vista in seguito alle ferite riportate per i bombardamenti dei "liberatori" su Milano. La ricordiamo per lo spirito di vita, la fede e il coraggio, nonostante la grave menomazione. Addio Giovanna, ora riposa in pace nel Paradiso dei Giusti.
24 aprile 2012 (Roberto Bevilacqua)

LEGA: quando il bue dice cornuto all’asino
A forza di urlare ai quattro venti contro gli sprechi di “romaladrona”, quindi di quel sistema che dicevano di voler combattere, sembra proprio, stando alle cronache di questi ultimi giorni, che autorevoli esponenti della Lega abbiano deciso di emulare nel migliore dei modi i peggiori vizi di questa Repubblica liberal-democratica nata dalla resistenza, da cui sono affetti tutti, nessuno escluso, i partiti presenti in parlamento, come per dire “ci siamo pure noi, anche a noi spetta qualche fetta di torta, non siamo meno fessi degli altri”. La tangentopoli della “prima Repubblica” in realtà non è mai finita, il malcostume, le ruberie, la corruzione, la caduta di stile e la mancanza di etica accomuna i politici italici di qualsiasi colore: le poco edificanti tendenze di Sircana, portavoce di Prodi, o di Marrazzo, Presidente del Lazio, come la telefonata Fassino-Consorte, lo scandalo della casa di Montecarlo che ha visto coinvolto Fini o le “spese di rappresentanza” targate Lusi della Margherita, per non parlare, infine, dei “peccatucci” di Berlusconi, non possono essere considerati casi isolati (è di queste ore la notizia che anche il Presidente della Puglia, Nichi Vendola, ha ricevuto un avviso per un'inchiesta relativa a un concorso da primario di chirurgia all'ospedale di Bari). Prendendo spunto da un ottimo e puntuale articolo al riguardo di Adriano Rebecchi, da condividere pienamente e riportato integralmente a fondo pagina, va rilevato che solo gli ingenui penserebbero che certe intercettazioni e spiate vengono fuori per caso, anziché essere frutto di ricatti organizzati per controllare o punire a seconda delle situazioni e dei “tradimenti”. Comunque, a partire dalla premiata ditta Umberto & Renzo Bossi, passando per la vicepresidente del Senato, Rosy Mauro, la figura barbina nei confronti di sostenitori e militanti leghisti, giunta proprio nel momento in cui c’è da stingere la cinghia fra imposte, tasse e nuove gabelle, è di quelle che lasciano un segno indelebile: pare di assistere alla riedizione “padana” della storiella in cui il bue dice cornuto all’asino. Non mancano nemmeno i precedenti poco edificanti, come l’aumento dal 2010 degli stipendi della giunta provinciale per circa 43.000 euro annui e i 9.240 spesi per un lampadario alla Provincia di Venezia da Francesca Zaccariotto, l’istituzione della Provincia di Monza costata all’erario quasi 50 milioni di euro, gli 80 milioni spesi da Luca Zaia per la ristrutturazione della nuova sede della Provincia di Treviso, fra cui spiccano 13 mila euro per un tavolo della sala riunioni, mezzo milione per gli arredi e circa 100.000 euro per la sola inaugurazione, oltre ai vari milioni di euro andati in fumo per sagre, feste “padane”, pubblicazioni e sponsorizzazioni, come nel caso del film su Federico Barbarossa del 2009 diretto da Martinelli. Va osservato che i tanti ex-missini e limitrofi nordisti osannanti alla Lega come salvatrice della Patria sono serviti, come in troppi nella cosiddetta “Area” pensano di essere così furbi da entrare in “casa” dei pescecani e prendere indisturbati ciò che vogliono senza pagare dazio. La "Casa" dell'“Area”, autenticamente “Nazional-Popolare”, va invece progettata, modellata, costruita, edificata in autonomia e senza condizionamenti, partendo da quelle fondamenta ideali di Corporativismo e Socializzazione che tutt’altro sono fuorché superate. Facendo altrimenti ci si sentirà fuori posto, a meno di dover ingoiare bocconi amarissimi: chi è debole di stomaco e in buon fede non ci riuscirebbe, altri si accomodino pure… Persone con il sale in testa e che perseguono la visione di un’Italia più pulita ci sono ancora: ma sono poi così poche?    Articolo di Adriano Rebecchi
12 aprile 2012 (Roberto Bevilacqua - “Alternativa Tricolore” componente interna al MSFT)

ROMA - Mercato del lavoro: fuori strada le proposte in campo
La ventilata riforma del mercato del lavoro, tramite il confronto tra governo e parti sociali, verte principalmente sulla modifica dell'articolo 18 della legge n. 300/70, il riassetto dei contratti e la rivisitazione degli ammortizzatori sociali. In merito all'articolo 18, la proposta del Ministro Fornero prevede il diritto al reintegro nel posto di lavoro, previsto dal medesimo articolo dello Statuto dei lavoratori, solo nel caso dei licenziamenti "discriminatori" (con quale criterio verranno ritenuti tali?), mentre in caso di motivi economici ci sarebbe solo un indennizzo e per quelli disciplinari l'opzione tra reintegro (ma con un tetto massimo di 24 mesi di stipendio arretrato) o indennizzo verrebbe decisa dal Tribunale del lavoro (con le sue note pluriennali lungaggini). La proposta del governo sul riassetto dei contratti prevede, invece, accanto al contratto a tempo indeterminato, il contratto di apprendistato (con agevolazioni dei contributi) e ben 7 tipi di contratto a termine. Il contentino per i sindacati circa l’utilizzo del contratto di apprendistato, che diventerebbe il canale principale di ingresso nel mondo del lavoro, sarebbe rappresentato da un limite condizionato da una percentuale minima di assunzioni a tempo indeterminato di precedenti apprendisti. A parte le diverse posizioni di Confindustria e parti sociali su tali proposte, l'impressione è che il tipo di approccio alla riforma sia completamente fuori strada rispetto a quella che, tramite la Socializzazione delle imprese, potrebbe portare a una ripresa della competitività del sistema Italia, quindi dei livelli occupazionali, senza passare per la precarizzazione del lavoro che vuole dire precarizzare l'esistenza a tutti i livelli dei prestatori d'opera. E' ovvio come l'abolizione del concetto di "lotta di classe" non piaccia ai sindacati e, per altri aspetti, anche agli industriali (e soprattutto ai loro finanziatori...) che non vedrebbero di buon occhio sedere i loro dipendenti a livello decisionale paritario sullo stesso tavolo. Eppure dove la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle grandi aziende esiste per legge (in Germania, ad esempio, un terzo del pacchetto azionario è riservato ai dipendenti) il sistema e l'economia funzionano.
18 marzo 2012 (Roberto Bevilacqua)

BOLOGNA - L'ultimo saluto a Lucio Dalla
Un grande artista della musica, a prescindere da ogni steccato e pregiudizio ideologico, se ne è andato lasciando un segno indelebile come un altro Lucio, 14 anni fa, Battisti appunto: due generi musicali diversi ma con la comune innovazione che solo i geni creativi riescono ad avere quale prerogativa.
4 marzo 2012 (Roberto Bevilacqua)

ARMIR - Nuovo libro di O. Ferrara  "Fronte dell’Est / Gli italiani in Russia" - La verità storica su di una terribile campagna di guerra

INDIA - Emblematico caso della petroliera Enrica Lexie: piena solidarietà ai marò
Sono ancora in stato di fermo i due fucilieri del Reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che le autorità indiane ritengono coinvolti nella morte di due pescatori locali il 15 febbraio scorso al largo della costa di Kerala. Le rilevazioni satellitari confermano come la petroliera Enrica Lexie si trovasse in acque internazionali ma, attratta con inganno la nave italiana nel porto di Kochi, i due militari sono stati prelevati dalla medesima e arrestati in base all'articolo 302 del codice penale indiano che regola i casi di omicidio: in caso di condanna rischiano la pena di morte o l’ergastolo. Sembra che i due marò non abbiano sparato contro nessuna imbarcazione, ma solo in aria o in acqua, e addirittura che il peschereccio su cui sono avvenuti i decessi sia diverso dall'unità con uomini armati che ha tentato l'abbordaggio alla petroliera italiana. Nonostante il sacrosanto diritto di difendere le proprie territorialità e proprietà, nonché incolumità dell'equipaggio, da assalti che quotidianamente vengono tentati nell'Oceano Indiano (altre unità cargo sono tuttora sotto sequestro di pirati), si è infatti instaurato in India un ingiustificato clima di caccia alle streghe nei confronti degli italiani causato, sembra, dalle prossime elezioni in India e dalle origini italiane della candidata Sonia Gandi, che non favorisce certamente le azioni della diplomazia del Bel Paese per una ragionevole soluzione della vicenda. Piena e incondizionata solidarietà va pertanto espressa ai due marò, rei solo di aver compiuto il proprio dovere e ora vittime di tale clima rovente. Ma se fosse successo a un bastimento inglese o americano, come si sarebbero comportate le autorità indiane? Che succederebbe se qualcuno scendesse in piazza a manifestare contro le comunità indiane in Italia?
21 febbraio 2012 (Roberto Bevilacqua)